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giovedì 29 dicembre 2016

I dischi del 2016: # 2


NICK CAVE & THE BAD SEEDS
Skeleton tree.

In tutte le forme di espressione, e' prerogativa dei grandi artisti riuscire a renderci sopportabile il dolore della perdita, interpretandolo in chiave poetica.

L'effetto e' quello di una catarsi: il nostro dolore si riflette nell'opera d'arte e torna a noi in una dimensione elegiaca, come se ne cogliessimo per la prima volta la dimensione epica eppure cosi' straordinariamente umana.

Skeleton tree si compone di musiche spesso avvolte attorno a variazioni di un loop, prive di una struttura riconoscibile. Simili a preghiere o comunque a dialoghi con chi non c'e' piu' o che possiamo solo immaginare. Presenze vicine e lontanissime.

E' un disco che avrebbe solo potuto avere una copertina tutta nera. Eppure come accade in certe sequenze di One more time with feeling, il documentario sulle sue sessioni di registrazione, ascoltandolo restiamo abbagliati da un fascio di luce bianchissima.

Il fascino di Skeleton tree e' proprio in quel contrasto estremo che non ammette mediazioni, come quelle situazioni della vita nelle quali il dolore si trasforma e diventa dialogo profondissimo e senza compromessi con la dimensione piu' pura di noi stessi.

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10 Comments:

Blogger Paolo Gardinali said...

Su questo sono pienamente d'accordo. Jesus Alone è un capolavoro. Quello dei Radiohead mi ha lasciato unpo' perplesso, proverò a riascoltarlo

venerdì, 30 dicembre, 2016

 
Blogger Fabio said...

L'impatto quando inizia Jesus alone e' veramente impressionante. Anche Magneto e' un capolavoro. Quando l'ho sentita all'improvviso, circa a meta' di One more time with feeling, ho fatto un salto sulla poltroncina del cinema.

Radiohead disorienta, ma credo che sia un effetto del tutto voluto. Va ascoltato un po' di volte.

Auguri Paolo!

venerdì, 30 dicembre, 2016

 
Blogger albertocchio said...

ho riprovato Radiohead e resto perplesso. molto più perplesso mi lascia Skeleton Tree… conosco Cave dagli albori, forse sono un nostalgico ma ripenso a The Carney, The Mercy Seat, Henry Lee… confesso che alcuni episodi dei primi dischi non mi sono piaciuti, confesso pure che il mio pessimo inglese non mi permette di godere appieno dei testi, è pure vero che musicalmente sono in altre "zone" [che con gran senso del pudore non rivelerò] ma veramente questo disco non ha aggiunto [sonoramente intendo, perché non dimentico che qui si parla di musica] nulla più a qual che già Cave aveva fatto negli anni scorsi. la brutta tendenza che io chiamo "effetto GarageBand" non vorrei mietesse vittime eccellenti anche tra i BIG [ok, so bene che questo non è il caso]. ma forse in questo caso la vera vittima [poco eccellente] sono io che forse di musica non ci capisco na' pippa ma alla noia ho sempre preferito il dolore.
ciao_alb

venerdì, 30 dicembre, 2016

 
Blogger Fabio said...

Skeleton tree funziona magnificamente in combinazione con il documentario che ne racconta la genesi, One more time with feeling. Solo allora se ne riesce a comprendere una quarta dimensione, che il solo ascolto non rivela, almeno secondo me.

Anche io amo il primo Nick Cave (oltre agli episodi che citi, The first born is dead e Kicking against the pricks), e le sue ultime cose, mentre c'e' un "centro della sua carriera" che pur essendo molto celebrato dalla critica non mi piace tanto (come accade, nel cinema, con Woody Allen).

A questo punto bando al pudore e rivela le altre zone, mi hai incuriosito :)

venerdì, 30 dicembre, 2016

 
Blogger albertocchio said...

la storia è troppo lunga per essere raccontata…
sono un eclettico di natura. a volte selvaggia, lo ammetto. quando una cosa diventa abbastanza commerciale io l'ho già mollata da un po', non ci posso far niente, funziona così dagli anni 70. ho una formazione "new wave-post punk" della prima era. i JoyD sono il mio credo assoluto, fine del palo. amo le band meteore che muoiono prima di rovinarsi. da un po' saccheggio BandCamp e SoundCloud e le sorprese non sono poche.
ho speso una fortuna in vinile, della 4AD ho tutto fino ai primi '90, poi sono passato alla Creation, amo il dreampop, lo shoegaze e lo spacerock [tanto per capirci] quindi dai Cocteau in giù. ma in realtà la mia è una non-zona, non è una nicchia, ascolto tutto quello che "sento" mio… passo dai Television [mio primo grande amore] ai Ringo Deathstarr, dai DeadCanDance ai Failure… mio figlio di 14 anni, musicista, mi dice: papà ascolti dei poveracci… ma che poveracci! e intanto suona i Catherine Wheel a memoria con chitarra, basso e batteria…
concludo dicendo che è sempre più difficile ascoltare musica valida ma del resto non siamo negli anni '80…

venerdì, 30 dicembre, 2016

 
Blogger albertocchio said...

siccome solitamente tendo a non pubblicizzarlo magari dopo potresti cancellare il link…
http://albertocchio.blogspot.it/
qui ci trovi le mie porcherie ma magari anche qualche risposta… non so, vedi tu.

venerdì, 30 dicembre, 2016

 
Blogger Fabio said...

Condivido, e ho condiviso ai tempi, molte delle tue passioni: Joy Division, la prima 4AD, la Creation (e Factory, Rough Trade...) fin dai tempi di Rockerilla che portava nella mia cameretta di Voghera la citta' nella quale adesso vivo e che purtroppo non ha piu' nulla a che fare con cio' che era allora. Arricchita e depauperata nella stessa misura.

Grazie per l'indirizzo del tuo blog, ci sono passato alcune volte sia oggi che negli scorsi giorni.

venerdì, 30 dicembre, 2016

 
Blogger albertocchio said...

ah, che idiota che sono… il blog è visibile nel mio profilo e non me ne sono mai accorto. con tutto quel che faccio per mantenerlo isolato dalla massa…

venerdì, 30 dicembre, 2016

 
Blogger Fabio said...

Beh, considera che in questi tempi di Facebook sul tuo blog puoi scrivere di tutto, forse anche password e carte di credito :) Sono strumenti davvero del passato, per appassionati del genere. La "massa" come la definisci e' tutta presa da altro. A invidiare e farsi invidiare postando su Facebook foto di luoghi esotici, feste, bambini e pranzi iper-colesterolici in una spirale della quale non si vede il fondo.

E' proprio per questo che ha ancora piu' senso secondo me tenere un blog. Perche' e' un taccuino, non un social network. Chi scrive e chi commenta lo fa un po' meno di getto, riflettendo un pochino di piu' prima di scrivere.

Io poi evito con cura di mostrarmi felice, anche perche' quando lo sono (e capita ogni tanto) non mi viene proprio in mente di scrivere qui. So che non durera' molto e mi gusto il momento. Ma so che nei momenti di sconforto o rabbia posso mettere un messaggio in bottiglia, postandolo qui, e qualcuno lo leggera' (come e' successo a Natale, per dire).

Il mio amico Vito War (che trasmette alla radio la domenica dopo di me) sostiene che trasmettere di notte e' bellissimo perche' chi ti ascolta, anche se sono pochi, lo fa per scelta (a differenza del giorno, quando la radio resta accesa in sottofondo).

Ecco, stessa cosa si puo' dire di un blog. Non ti arrivano gli aggiornamenti in automatico. Sei tu che te li vai a cercare quando ti viene in mente la persona che lo scrive. Lo trovo fantastico.

venerdì, 30 dicembre, 2016

 
Blogger albertocchio said...

il blog è nato su insistenza di alcuni "conoscenti" e in maniera molto tecnica, la grafica, l'impaginazione, la tipografia in generale… sono un condivisore convinto: quello che spesso [nel settore] è a pagamento io lo rendo pubblico e gratuito. dopo anni & anni passati su forum [a tema, intendo] ad insegnare agli utonti un mestiere difficile mi è stato consigliato [da un'americana e un canadese] di aprire un blog e metterci più o meno quel che hai visto… ogni tanto lancio criptici messaggi ad alcuni frequentatori [se ti sei chiesto il significato di acuni post] e questo l'ha fatto diventare una specie di taccuino, per usare il tuo termine. ho pochissime visite, nessuno commenta mai nulla, si limitano a prendere ciò che gli serve e a me sta bene così. alcuni post nascono di getto, altri per puro caso… il Cormorant l'ho postato perché ero in contatto con il creatore, gli ho corretto un paio di errori e gli ho fatto un po' di pubblicità… così, come viene-viene.
la cosa migliore che mi sia capitata ultimamente nel web è l'estromissione [per avere un nome falso] dal lager FB… sono un anti-social per eccellenza.

venerdì, 30 dicembre, 2016

 

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