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lunedì 31 gennaio 2005

Lunedi' 31 Gennaio 2005

Sono quasi le 11 di sera e nel mio lettore sta girando per la seconda volta consecutiva il terzo album dei californiani Rilo Kiley, uscito oggi in Europa (pubblicato invece negli Stati Uniti l’anno scorso). Lo aspettavo con trepidazione questo disco, e non mi ha deluso. Musica sospesa tra il dolce country soul di Tift Merritt, le ballate pop di Bright Eyes, il Paisley Underground. Il primo disco primaverile del 2005. Lo so, la Primavera e’ ancora lontana, ma questa musica prepara il cuore e fa pensare che l’Inverno non potra’ durare per sempre. Un disco da Domenica mattina con le finestre aperte questo “More adventurous” (Brute/ Beaute). Fantastica “Does he love you?”, arpeggi byrdsiani, voce che ricorda Carole King, arrangiamenti orchestrali che entrano proprio al punto giusto, sottolineando il crescendo di questo piccolo gioiello pop. E altrettanto irresistibile “I never” che si chiude con “Cause I never loved somebody the way that I loved you”. Magnifici Rilo Kiley.



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Sarah aveva due inviti per la prima di un film argentino stra-incensato da Time Out, al Renoir stasera. Il film s’intitolava “La nina santa” e non mi sono mai annoiato cosi’ tanto al cinema. Avete presente il commento di Fantozzi a proposito di “La corazzata Potemkin”? Ecco, quel commento (non fatemelo ripetere) rappresenta perfettamente quello che penso di questo disastro. Nulla mi e’ piaciuto: la storia, i personaggi, gli ambienti. La trama non era confusa, di piu’. In poche parole: madre e figlia si innamorano dello stesso uomo, un dottore che va in una clinica termale molto “run down” per una conferenza. Dove Lucrecia Martel, la regista, abbia trovato un attore cosi’ scarso e improbabile non e’ dato sapere. Il tema affrontato, in modo approssimativo, e’ la tensione tra paura e desiderio, tra innocenza e perdita della stessa. Il finale sembrava determinato dal fatto che mentre giravano il film e’ improvvisamente finita la pellicola. La parola che si sentiva piu’ spesso all’uscita, pronunciata da un pubblico allibito, era “terrible”.


Domenica 30 Gennaio 2005

“Mi affascina la vita quotidiana, l’attesa tra il desiderio e la sua realizzazione”
- Alex Kapranos

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E’ passata da poco la mezzanotte tra Domenica e Lunedi’. Un altro fine settimana sta finendo. Andy Kershaw ha appena trasmesso “Revolution rock” dei Clash, e ascoltandola mi sono preparato una tazza di te’ alla menta.

Ci siamo lasciati Venerdi’ sera. Salto sull’autobus numero 4, direzione Islington. Incontro Marco da Wagamama, poi concerto di Jesse Malin alla Islington Academy, pessimo locale ricavato all’interno di un centro commerciale davanti alla metro di Angel. Assolutamente “packed” per l’ultima data della tournee del cantautore newyorkese. Data acustica: Jesse Malin voce e chitarra, Christine Smith tastiere e background vocals. Concerto lunghissimo, oltre due ore. Molto coinvolgente per la prima meta’, poi abbastanza ripetitivo. Belle cover di “Death or glory” dei Clash e “Helpless” di Neil Young. Gli originali di Malin non sono cosi' belli, ma in effetti contengono parte dell'energia dei Clash e parte della poesia di Neil Young. Molto divertente il finale, palco che viene disintegrato, Malin che ritorna con una scala di metallo e la scaglia (dopo che aveva gia’ tirato in giro microfoni, aste e tutto quello che gli era capitato per le mani).


Jesse malin Posted by Hello

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Ho girato su Virgin Radio perche’ e’ finito il programma di Andy Kershaw su BBC Radio 3. Stanno passando i Coldplay. Non mi piacciono, ma mi ricordano il mio ultimo viaggio negli Stati Uniti, Novembre 2004. Questa canzone si ascoltava ovunque.

Sabato pomeriggio sono stato a Brixton , Photofusion, la galleria dedicata alla fotografia subito dietro la stazione della metro (nella stazione dopo i lavori di ammodernamento sono state rimosse le impalcature, ed e' spuntato un numero impressionante di telecamere, telecamere ovunque, mazzi di telecamere puntate in ogni direzione, “monitor outside for the people inside for prevention of crime” come cantava Siouxsie). Per arrivare a Photofusion, usciti dalla stazione della metro girate a sinistra e poi dopo il supermercato ancora a sinistra, nella caotica e lercia vietta del mercato (che si chiama Electric Avenue). La prima traversa e’ Electric Lane, appena a destra trovate l’insegna di Photofusion, suonate e vi aprono. Hanno appena inaugurato una mostra di Etienne Clement che speravo un pochino migliore. Belle foto, molto colorate. Pupazzetti di quelli che si trovano negli ovetti di cioccolato, fotografati con macro in magazzini abbandonati. Pero’ vista una foto le altre sono proprio tutte identiche.

http://www.absolutearts.com/artsnews/2005/01/21/32696.html

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Un pochino deluso sono tornato sui miei passi, ho preso la Victoria Line fino a Green Park, dove ho cambiato, Piccadilly Line fino a Leicester Square. Esco dalla metro e vedo Marco, il che e’ proprio strano perche’ in una citta’ come Londra incontrarsi casualmente e’ quasi impossibile, e per di piu’ mi sta scrivendo un sms! Ce ne andiamo alla Photographers’ Gallery, dove ci sono un po’ di cose interessanti. Una mostra di Melanie Manchot: foto molto diverse da quelle che conoscevo (i ritratti della madre che avevo visto l’anno scorso alla Tea House di Bethnal Green). Una serie di immagini scattate a Mosca. Piazze, biblioteche, parchi, fotografati dopo aver chiesto a passanti e visitatori di disporsi in modo “molto artistico”. Una serie davvero riuscita. Nel caffe’ della galleria invece e’ esposta una serie di fotografie di Rodchenko “ritoccate” dopo che Stalin aveva, ehm, cambiato idea sui dirigenti del partito in Uzbekistan. Da non perdere, al piano superiore, i ritratti in bianco e nero di Margo Davis, scattati in Nigeria.

http://www.24hourmuseum.org.uk/exh_gfx_en/ART25782.html

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Serata con cena da Sausage & Mash di Spitalfields, ideale per parlare, tranquillissimo. Vegetarian all day breakfast e budino di riso. Presi dalla gola poi abbiamo percorso Fournier Street fino a Brick Lane, per comprarci qualche dolcetto indiano da mangiare al cinema, tappa successiva. Dolcetti al latte, zucchero e cocco, che nel mio caso sono finiti ben prima di raggiungere il cinema. Film strepitoso, immaginate un incrocio tra “I vitelloni” di Fellini e un film di Billy Wilder, il tutto rifatto con spirito indie americano. Si intitola Sideways ed e’ un film dolce-amaro e irresistibile. Il regista e’ Andrew Payne (lo stesso di “About Schmidt”, che non mi aveva fatto impazzire) e uno dei due attori principali e’ Paul Giamatti (che avevo visto un annetto fa in “American splendor”, altro film che non mi era piaciuto moltissimo). “Sideways” e’ un road movie che fa ridere e contemporaneamente commuove e fa pensare. Strepitoso oltre ogni limite l’incontro tra Miles (Paul Giamatti) e Victoria, la sua ex moglie, che si e’ appena risposata e gli comunica di essere in dolce attesa. “E’ l’anno dei matrimoni” dice Miles per dire qualcosa, prima di andare a mangiare da solo in un tristissimo fast food. Ma non aspettatevi un film triste, tutt’altro. Molti di noi si riconosceranno nei personaggi. E non c’e’ niente che mi piace di piu’ che ritrovare la mia vita in un film, in un libro, in una canzone. Succede a volte no? Pensate ai libri di Alain De Botton, ai film di Eric Rohmer, alle canzoni degli Smiths... E non c'e' niente che mi e’ piu’ utile per capire me stesso e le persone attorno a me, per farmi domande e cercare risposte.

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Dopo il film metro fino a casa. Un busker suona “Sweet home Alabama” che canticchio nella mia testa senza accorgermene, fino a quando mi si chiudono gli occhi.

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The tapes revenge! Sabato sono andato da Borders in Charing Cross. Imballatissimo. Salgo al piano superiore con sotto braccio tutti i giornali e riviste che mi ci stanno, cerco un posto. Lo trovo su un divano dove c’e’ un tipo che ascolta musica in cuffia con espressione felice, sapete quei tipi che comunicano serenita’. E sapete cosa stava ascoltando? Non uno di quegli schifosissimi candidi asettici ammennicoli da yuppie fuori tempo massimo, non un Ipod insomma (l’oggetto che in assoluto detesto maggiormente, insieme alle rivoltanti valigie trolley). Un semplice walkman a cassette! La serenita’ e’ nel cuore, non nei mega di memoria, non nel seguire il gregge.

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E stasera dopo una bella nuotata e un buon curry giapponese da Soba a Soho, altro film. Il primo episodio della trilogia di Theo Angelopoulos sulla storia della Grecia nel ventesimo secolo. Qui e’ uscito con il titolo “The weeping meadow” e lo proiettano al mio amato Renoir, in Bloomsbury. Quasi tre ore nel classico stile del regista greco. Visualmente straordinario. Il cinema di Angelopoulos e’ come un corso d’acqua che scorre lentamente, al quale abbandonarsi. “The weeping meadow” mi e’ piaciuto quasi quanto “L’eternita’ e un giorno”. E’ un affresco storico ricco di simboli e metafore, e anche un’emozionante storia personale. "Challenging but rewarding" direbbero qui.

"As the century was ending, I thought of all that had happened. It'd started with world war; there'd been modernism in the arts, and a century of cinema. Never had the world seen such change or hope. But it ended bitterly: socialism gone, racism everywhere and still wars being waged in the name of democracy. It was also a century of women. Men made war, women suffered".

- Theo Angelopoulos

venerdì 28 gennaio 2005

Venerdi' 28 Gennaio 2005

Giornata grigissima oggi a Londra. Piove da stamattina.

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Come tutti i Venerdi' sono usciti i settimanali culturali dei quotidiani. L'Independent parla benissimo del disco nuovo dei Rilo Kiley, gli amici di Bright Eyes, in uscita Lunedi'. Sia l'Independent che il Guardian dicono grandi cose del nuovo Roots Manuva (un classico alla menta fresca, lo definisce il Guardian).

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A proposito di Guardian. Pranzato con Sarah in quel fantastico deli italiano davanti alla redazione del quotidiano. O meglio io ho pranzato, Sarah mi ha tenuto compagnia perche' e' in fase "detox" e mangia solo minestre di lenticchie che si prepara lei e insalate scondite. Io ho mangiato focaccia con mozzarella e pomodori secchi e una torta di mele con custard cream che Sarah non mi ha perdonato. Poi ho fatto la spesa: pasta e sughi Barilla, che non si trovano ne' alla Tesco ne' al Sainsbury's. Ho preso la pasta numero 3, che cuoce in 5 minuti, per quando torno dalla piscina e non riesco ad aspettare, troppa fame.

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Ora esco, appuntamento da Wagamama di Islington con Marco (che ha appena chiamato da Rough Trade in Portobello) e poi concerto di Jesse Malin alla Islington Academy.

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Domani il tempo dovrebbe essere un po' migliore, almeno cosi' dice la BBC. Ora scappo perche' si e' appena fermata Catherine a parlarmi di una ricerca ed e' Venerdi e sono esausto.

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"You are the ones to change this shit. You are the youth... It's your turn now. We did it in Vietnam... Don't buy what's happening!"

- Alan Vega, qualche giorno fa all'Electric Ballroom.

martedì 25 gennaio 2005

Martedi’ 25 Gennaio 2005: Julian Cope



Venerdi’ sera avevo poco piu’ di 38 di febbre e fuori faceva freddo. Non importa, ho pensato, mi imbaccucco ben bene e vado a sentire Julian Cope (che suonava una rara data alla Royal Festival Hall). E cosi’ ho fatto, febbricitante sono salito alla piattaforma della metropolitana (che dove abito e all’aperto, su un ponte sopraelevato abbastanza ventoso) sperando che il treno arrivasse in fretta. Poi per evitare il vento su Hungerford Bridge sono sceso a Waterloo e mi sono trascinato sul retro del teatro. Insomma ho preso tutte le precauzioni per non perdere Julian Cope, senza contemporaneamente rischiare un brutto peggioramento della mia febbre.

Mi aspettavo un concerto memorabile. E invece, lo dico con tutta la delusione che potete immaginare, tutto quello che Julian Cope ha proposto suonava come una brutta copia dell’hard rock degli Steppenwolf (che vi assicuro, con la febbre e’ letale!). Fortunatamente sono stato tutto il tempo seduto (perche’ non sarei riuscito a stare in piedi per piu’ di 5 minuti in quelle condizioni), ma sempre piu’ distratto e meno interessato a quello che sentivo. Il nuovo disco di Julian Cope e' uscito ieri e non l’ho ancora ascoltato, ma se e’ come il concerto state alla larga.

Tra l’altro Cope ha fatto 2 set, interrotti a meta’ da un set dei Comets On Fire assolutamente insopportabile (immaginate un incrocio tra gli Hawkwind e i Monster Magnet pero’ portato alle estreme conseguenze di rumore).

Come ultimo brano Cope ha suonato uno dei suoi pezzi storici che amo maggiormente, “Raynard the fox”, la storia poetica della volpe Raynard, che fugge dai cacciatori che hanno sterminato la sua famiglia. Poetica su disco. Venerdi’ (oltre 20 anni dopo la pubblicazione su album va ammesso) Cope l’ha trasformata in una pantomima oltremodo sbrodolata e teatrale, drammatica e molto oscura. E noiosa, come noiosa e’ stata tutta la serata.

Julian si e’ proprio perso. Ma restano i suoi capolavori del passato. Non perdete per nessuna ragione, se ancora non sono sui vostri scaffali dei dischi, “Fried” e “World shut your mouth” del 1984. Ascoltate la versione originale di “Raynard the fox”, la splendida, primaverile psichedelia di “Sunspots”, le atmosfere acustiche di “Me singing”, il pop quasi XTC di “Bill Drummond said”, canzoni che restano immortali e che il noioso, appesantito Julian Cope di oggi non sa piu’ scrivere. E se la trovate, di ”Fried” cercate la prima tiratura su vinile, quella con allegato il poster di un giovane Julian sotto un guscio di tartaruga, che guarda il mondo da una collina. Poster che da oltre 20 anni e’ appeso sul mio letto, nella casa dove vivevo con i miei genitori.

http://www.headheritage.co.uk/

Lunedi’ 24 Gennaio 2005: Million dollar baby

Chiedo scusa per la confusione del precedente post, soprattutto a chi si aspetta di trovare in questo blog recensioni tradizionali di eventi e che spesso immagino rimanga deluso... Questo post cerco di scriverlo meglio...

Una sera di settimana scorsa, appena prima di beccarmi l’influenza, sono stato invitato a cena dal mio amico Sergio (ex di Lotta Continua: sentirlo parlare di quegli anni e’ musica per le mie orecchie). Ero con lui in debito di un buon film e dopo cena ho proposto di andare a vedere “Million dollar baby”, che davano al Ritzy di Brixton (non molto distante da Pimlico, dove Sergio sta quando e’ qui a Londra).

I 150 metri che separano la stazione della metropolitana di Brixton dal Ritzy sono spettacolari: una fila fitta fitta di spacciatori di ogni tipo di sostanza illecita e di beggars che supera ogni immaginazione, tutti rigorosamente di colore. Una volta raggiunto (faticosamente) il cinema pero’ si puo’ stare certi che almeno un film di proprio interesse lo si trova (con una buona scelta di film non convenzionali). E se invece proprio non c’e’ niente, una visita al caffe’ al piano superiore permette di ascoltare buona musica e chiacchierare amabilmente.

“Million dollar baby” e’ decisamente all’altezza dell’hype che lo accompagna, anche se secondo me non al livello di “Mystic river”, che di Eastwood e’ il film che preferisco. La storia credo la conosciate, e’ quella di Frankie Dunne (Clint Eastwood) che gestisce una palestra di pugilato nella quale capita Maggie, una giovane “white trash” (appartenente al sottoproletariato bianco urbano) che desidera essere allenata dallo stesso Frankie. L’ultima mezz’ora e’ di una tensione e di un realismo, con quel giocare tra la vita che non e’ piu’ vita e la morte che non e’ ancora tale, che alla fine del film si arriva esausti. Straordinari i due momenti del film nei quali vediamo la famiglia di Maggie, quella famiglia che non la capisce, non la ama e cerca di approfittare di lei anche durante la tragedia. Clint Eastwood si conferma un maestro e “Million dollar baby” merita di vincere i 5 golden globes ai quali e’ stato candidato.

lunedì 24 gennaio 2005

Lunedi' 24 Gennaio 2005: Luna


Luna Posted by Hello

Ci sono canzoni legate per sempre a un momento. Un momento che mentre lo vivi sembra come tutti gli altri e invece rappresenta uno spartiacque importante. Qualcosa che divide un prima da un dopo in modo netto come uno schiocco di frusta.

Primavera 1990, un pomeriggio di Sole. Vado a registrare una puntata di "Rockville" a Radio Piu', la radio di Salice Terme dove trasmettevo all'epoca. Dedico la puntata ai Galaxie 500, dei quali e' appena uscito "On fyre", per me un assoluto capolavoro. Tutto mi piace di quel disco: i suoni, l'ordine dei brani, i colori della copertina in cartoncino spesso e opaco. Ma e' alla fine della prima facciata che compare il capolavoro, "When will you come home?", un brano piu' Velvet dei Velvet, con un finale tirato per le lunghe, che cresce sempre di piu', ipnotico, meraviglioso.

Poi appuntamento fuori dalla radio con un gruppo di amici per andare a camminare nel pomeriggio assolato, sui sentieri attorno all'eremo di Sant'Alberto di Butrio, boschi di castagni e silenzio.

Il pomeriggio, il Sole, il vuoto. Due mesi dopo avrei conosciuto Simona. Mi avrebbe chiamato per la prima volta mentre per la prima volta sul mio giradischi girava una copia appena comprata di "Goo" dei Sonic Youth. Ma allora non lo sapevo ancora e tutto quel vuoto me lo ricordo ancora come un abisso.

Ho provato a dire delle cose ma non riesco, alla fine sono solo accennate e credo che nessuno capira' cosa voglio dire davvero. Ma non importa, non mi va di cancellare quello che ho scritto. Ogni parola mi e' costata un piccolo sforzo.

Dai Galaxie 500 sarebbero nati i Luna, descritti da Rolling Stone come "il miglior gruppo al mondo del quale nessuno ha mai sentito parlare". Che ora si sciolgono, nella stessa indifferenza generale, spezzata solo dalla passione di qualche giornalista/ assiduo frequentatore di piccoli negozi specializzati/ appassionato.

Il loro ultimo tour ha toccato Londra alla ULU (University of London Union). Un ottimo concerto, aperto con "Malibu love nest" (da "Rendezvous") e concluso con una cover dell'immortale "Indian Summer" dei Beat Happening.

Ottimo anche il gruppo di supporto, del quale pero' non conosco il nome (sorry).


Support Posted by Hello

Lunedi' 24 Gennaio 2005: influenza :-(

Quattro giorni chiuso in casa con la febbre alta. Senza computer (l'avevo lasciato al lavoro), senza caricabatterie per il telefono (idem, e a casa non ho una linea di terra), con le provviste gia' sotto il livello di guardia...

Finalmente oggi sono riuscito a uscire, in questa giornata fredda ma molto tersa. Mi sembra di non aver visto il Sole da una vita.

Chiedo scusa se non sono riuscito ad aggiornare il blog... Oggi sono sommerso di lavoro arretrato, ma stasera magari...

Grazie a chi ha scritto mentre non potevo leggervi, provero' a rispondervi appena ho un minuto (e appena mi riprendo dopo 4 giorni di te' e qualche biscotto).

PS: ovviamente la puntata di Prospettive Musicali che e' andata in onda ieri a Radio Popolare era registrata (e tra l'altro l'avevo preparata molto velocemente, com'e' andata? Io non ne ero molto soddisfatto...).

lunedì 17 gennaio 2005

Lunedi' 17 Gennaio 2005: 2046


foto Posted by Hello

Sabato mi sono comprato una nuova macchina fotografica, con un’infinita’ di funzioni manuali che ci mettero’ anni a imparare ad usare bene. E cosi’ ieri l’ho passato in giro per Londra a cercare soggetti da fotografare, e a fotografarli regolando le funzioni della nuova macchina nel modo piu’ interessante possibile, mettendoci tutto il tempo necessario. A parte i parchi, che pero’ con il cielo grigio di Gennaio non sono cosi’ fotogenici, una zona che sapevo non mi avrebbe deluso e’ Bloomsbury, soprattutto la zona tra il British Museum e la British Library, con i suoi negozietti e le vecchie polverose librerie.

A Bloomsbury c’e’ anche uno dei cinema londinesi che preferisco, il Renoir, due sale di medie dimensioni nei sotterranei del Brunswick Centre (un obbrobrio architettonico di fine anni ’60 che compare anche in “Professione reporter” di Antonioni, adesso molto “run down” e per questo con un suo sinistro fascino). Il Renoir ha sempre in programma film di qualita’, generalmente europei, spesso francesi. Con eccezioni per i nomi piu’ prestigiosi del cinema mondiale. Come per esempio Wong Kar-Wai, del quale viene proiettato in questi giorni 2046, il seguito di “In the mood for love”.

Il film parla di come una relazione forte (come quella di “In the mood for love”), anche quando finisce ci accompagna per tutta la vita, condizionando anche dopo molto tempo i nostri desideri, quello che cerchiamo, quello che sognamo. “L’amore e’ una questione di tempo. Non puo’ funzionare se la persona giusta la incontri quando e’ troppo presto o troppo tardi” dice a un certo punto Tony Leung (che interpreta il protagonista maschile). E’ un film visivamente elegantissimo, ma contiene un messaggio che fa davvero male. Ha molte relazioni e non-relazioni il protagonista. Ma il film, un gioco di scatole cinesi a volte un po’ complesso, si chiude come e’ inizato. Cinema difficile, che rifiuta una struttura narrativa lineare e segue percorsi suoi.

Sabato 15 Gennaio 2005: Berenice Abbott

Anche se il nome magari non ve lo ricordate, almeno una fotografia di Berenice Abbott l’avete vista tutti. E’ un ritratto di James Joyce, il piu’ famoso, quello che si trova su tutti i manuali di letteratura in lingua inglese. Berenice Abbott e’ stata pero’ soprattutto la fotografa che ha documentato le trasformazioni di New York tra gli anni ’30 e ’50: grattacieli sempre piu’ alti, piccole botteghe e caffe’ destinati a scomparire, contrasti tra il nuovo che avanza e il vecchio che si fa da parte. In questi giorni ci sono in mostra 33 tra le sue foto piu’ famose alla Hackelbury Gallery, che e’ una piccola galleria ubicata nella parte piu’ elegante e residenziale di South Kensington, tutta case bianche, mews, e giardini silenziosi. Passavo da quelle parti e sono entrato a fare un giretto. A un certo punto ha telefonato Noah e mi sono reso conto di averci messo un bel po’ a rispondere, a “uscire dalle fotografie” e a riproiettarmi nel presente. E’ bellissimo quando l’arte ti assorbe completamente e ti porta lontano, in una realta’ altra dalla quale non e’ facile tornare.

http://www.hackelbury.co.uk/artists/abbott/abbott.html

Sabato 15 Gennaio 2005: Katie Buckhaven

KATIE BUCKHAVEN (Hot)



Si inventa canzoni che sono soffici nuvole disegnate in un cielo di Primavera Katie Buckhaven. Ascoltate ad esempio “Blue light”, dall’esordio di questa gentile cantautrice inglese, con quel flauto che galleggia su silenziosi accordi di chitarra acustica e le liriche che ricordano qualcuno che ora e’ “a Oceani di distanza”. Oppure la personale cover di “If not for you” di Dylan, con in testa Joan Baez. Katie Buckhaven arriva dal Sussex e la stampa inglese ha speso per lei riferimenti a Tim Buckley e ai Portishead. Che paiono eccessivi, anche se l’album pubblicato un paio di anni fa da Beth Gibbons non e’ per la verita’ molto distante per atmosfere e ispirazione. Kathryn Williams e, soprattutto, Beth Orton hanno in passato visitato gli stessi territori, con un’attitudine altrettanto delicata e intimista. Molto riuscita la versione di “Famous blue raincoat” di Leonard Cohen. Un debutto promettente.

lunedì 10 gennaio 2005

Lunedi' 10 Gennaio 2005: Nashville

Come ho scritto nel mio blog e detto parecchie volte a Prospettive Musicali, il disco che ho ascoltato piu’ spesso nel 2004 (e che continua a girare nel mio lettore) e’ stato “Bonnie Prince Billy sings greatest Palace music”, registrato da Will Oldham a Nashville con musicisti country tradizionali. Cosi’ mi e’ venuta voglia di andare a rivedere Nashville di Altman. Sono stato fortunato perche’ ieri lo proiettavano nella sala 1 del National Film Theatre, con il suo schermo bello grande e le poltrone abbastanza comode. Non e’ un film che cattura come “Short cuts” (che di Altman e’ a mio parere l’indiscusso capolavoro), ma e’ il manifesto di un’epoca e di un luogo. Coglie benissimo lo spirito degli anni ’70 negli Stati Uniti, la follia di quel periodo. La musica non e’ tutta bellissima, ma e’ senza dubbio molto autentica. Il film manca di profondita’ e di una trama unitaria, salta in continuazione da una situazione all’altra (il che per un film di quasi tre ore e’ un po’ un problema, perche’ anche l’attenzione tende a essere incostante), ma tutti questi difetti sarebbero stati corretti da Altman in “Short cuts”. Che e’ un altro di quei film che spero di rivedere presto al cinema.

E all’uscita dal cinema venivano distribuite copie gratuite di Uncut, una bella sorpresa.

Un paio di consigli cinematografici-musicali adesso:

1) “Beautiful dreamer”: la storia di Brian Wilson e della realizzazione di Smile

2) “End of the century”: i Ramones come non li abbiamo mai visti, con interviste imperdibili a Dee Dee e Johnny e apparizioni di Joe Strummer, Thurston Moore, Rob Zombie, ecc.

Un grazie di cuore a Marco che ha suggerito e condiviso questi due documentari emozionanti!

http://www.imdb.com/title/tt0073440/?fr=c2l0ZT1kZnxteD0yMHxzZz0xfGxtPTIwMHx0dD1vbnxwbj0wfHE9bmFzaHZpbGxlfGh0bWw9MXxubT1vbg__;fc=1;ft=32;fm=1

http://film.guardian.co.uk/Film_Page/0,4061,1367668,00.html

http://www.imdb.com/title/tt0368711/?fr=c2l0ZT1kZnxteD0yMHxzZz0xfGxtPTIwMHx0dD1vbnxwbj0wfHE9ZW5kIG9mIHRlaCBjZW50dXJ5fGh0bWw9MXxubT1vbg__;fc=1;ft=20;fm=1

Domenica 9 Gennaio 2005: William Nicholson

Non conoscevo William Nicholson prima di vedere la mostra che gli sta dedicando la Royal Academy. E’ infatti un artista “molto inglese”, la cui fama non e’ andata molto lontana. Ho visitato la mostra un po’ di corsa, perche’ non ci sono quadri che hanno attratto la mia attenzione in modo particolare. Tranne uno, un ritratto di una donna di nome Sybil Hart-Davis, che risale al 1913. Stavo gironzolando per la galleria senza molto interesse quando questo quadro ha richiamato la mia attenzione e ho dovuto soffermarmi parecchio. Sybil era una donna molto bella, con uno splendido sguardo profondo, reso molto bene da Nicholson. La didascalia non dice molto su di lei. Veniamo a sapere solo che era una “riconosciuta bellezza, con una vita sociale brillante” e che mori’ giovane, a 41 anni. Il quadro la rappresenta ventisettenne, nel fiore degli anni. Ci sono quadri davanti ai quali possiamo soffermarci, inventando storie, creando e svelando misteri, ponendoci domande e tentando risposte. Alla fine sono quelli che, in una mostra come questa, preferisco.

http://www.royalacademy.org.uk/?lid=1336

Domenica 9 Gennaio 2005: Vera Drake

Non vi capita mai di lasciare una sala cinematografica senza sapere se iul film che avete visto vi e’ piaciuto? A me e’ successo ieri sera dopo aver visto “Vera Drake”. Certo, e’ un film molto ben girato, ma per qualche ragione non mi ha catturato completamente. Bella la ricostruzione di Londra all’inizio degli anni ’50, ben rappresentati i personaggi (non tutti: alcuni sono un po’ eccessivi), ma la storia mi e’ sembrata un po’ scontata. Il finale, in particolare, e’ assolutamente prevedibile. Pero’ ha vinto il leone d’oro a Venezia e qui a Londra e’ super-incensato dalla critica. Forse mi e’ sfuggito qualcosa.

http://www.imdb.com/title/tt0383694/?fr=c2l0ZT1kZnxteD0yMHxzZz0xfGxtPTIwMHx0dD1vbnxwbj0wfHE9dmVyYSBkcmFrZXxodG1sPTF8bm09b24_;fc=1;ft=7

Domenica 9 Gennaio 2005: Camden Arts Centre

Il Camden Arts Centre e’ uno degli spazi espositivi migliori di Londra, ed e’ sempre molto tranquillo. E’ un po’ un viaggio arrivarci (e’ dalle parti di Finchley Road, che divide Hampstead da West Hampstead), ma di solito ne vale la pena. In questo periodo in una delle gallerie ci sono 14 imperdibili lavori astratti dell’ultimo periodo di Francis Picabia. Visitandola ci si immerge in un mondo di forme e colori primari. C’e’ molta musica nei quadri di Picabia, la sinestesia della quale parlava Kandinski.

Al contrario, non mi sono affatto piaciute le installazioni di Pedro Cabrita Reis, un artista portoghese senza molta immaginazione, nelle gallerie attigue. Non mi hanno trasmesso alcun contenuto emozionale.

Mentre resta aperta la mostra dedicata a Picabia (fino al 6 Febbraio), chiedendo al personale della galleria, e’ possibile farsi proiettare “Entr’acte” di Renee’ Claire, con Picabia, Duchamp, Man Ray e musica di Eric Satie, un bell’esempio di cinema surrealista.

Al piano terreno c’e’ anche un bel caffe’, dove vengono organizzate conferenze e proiezioni di film (l’altra sera proiettavano “Together” di Lukas Moodisson, molto uplifting e assolutamente da vedere). E poi c’e’ una piccola ma molto fornita libreria, specializzata soprattutto in libri di filosofia contemporanea (l’ultima volta che ho visto cosi’ tanti volumi di Derrida, Deleuze & Guattari, Horkheimer, Heidegger e Baudrillard e’ stata a casa di David Grubbs!).

http://www.camdenartscentre.org/exhibition.asp?id=830

Domenica 9 Gennaio 2005: il 2004 in 5 mostre

I colori del 2004 sono stati di:

1) CY TWOMBLY Serpentine. La migliore mostra dell’anno l’ho vista nella migliore galleria di Londra, nel cuore dei Kensington Gardens. Da non perdere anche “Le 4 stagioni” di Twombly alla Tate Modern

2) DONALD JUDD Tate Modern. Parlando della quale, non posso dimenticare la splendida retrospettiva dedicata allo scultore minimalista americano, con i suoi lavori disposti splendidamente negli ampi spazi della Tate

3) ROY LICHTENSTEIN Hayward. Mi hanno colpito sopprattutto gli ultimi lavori di Lichtenstein, che non conoscevo e che hanno un fascino quasi zen

4) “Faces in the crowd” Whitechapel. Una mostra collettiva che esplora le trasformazioni del concetto di modernita’ negli ultimi 100 anni, attraverso molti linguaggi diversi (pittura, scultura, fotografia, video). Splendide le opere in mostra al primo piano, quelle piu’ vicine a noi (Nan Goldin, Bruce Nauman, Gillian Wearing...)

5) MARLENE DUMAS Frith Street. Una mostra piccola piccola, che mi e’ rimasta molto impressa. Sull’abbandono e la perdita di coscienza. Immagini molto forti che la mente non sa cancellare.

Domenica 9 Gennaio 2005: il 2004 in 5 film

Un documentario sullo stato del pianeta e 4 film sul tempo e la memoria:

1) JENNIFER ABBOTT + MARK ACHBAR The corporation. Il film dell’anno e’ per me questo documentario che elenca i danni ambientali e sociali dell’agire sconsiderato della multinazionali. Tutti i nomi da boicottare e le ragioni per le quali farlo

2) GUS VAN SANT Elephant. Un film sulla visione soggettiva del tempo, su istanti che diventano eterni e che continuiamo a rivivere

3) MICHAEL GONDRY Eternal sunshine of the spotless mind. Il ricordo e la sua rimozione. Ancora un grande film sul tempo. Splendida e del tutto appropriata la versione di “Everybody’s get to learn sometimes” dei Korgis rifatta da Beck

4) RICHARD LINKLATER Before sunset. Il passato che ritorna, un film girato quasi in presa diretta, un fiume di parole in una Parigi iper-realista e ultra-romantica

5) MARCO TULLIO GIORDANA La meglio gioventu’. Che qui a Londra e’ uscito nel 2004. Un affresco attraverso il quale rivivere il nostro passato collettivo.

Domenica 9 Gennaio 2005: il 2004 in 5 concerti

Antefatto. Venerdi’ sera. Vedo Marco, Aurelia, Lula e Alessandro. Ceniamo a Sweet & Spicy, posto scrausissimo in Brick Lane. Curry vegetariano divino, molto molto spicy. Poi andiamo a 1 Dray Walk, al piano terreno dove si puo’ parlare. E li’ succede il fattaccio. Aurelia mi chiede se ho letto “Alta fedelta’” di Nick Hornby e mi dice che le ricordo troppo il prtagonista di quel libro. Smascherato. Ora dalle classifiche non vi salva piu’ nessuno.

Iniziamo con i 5 migliori concerti del 2004:

1) SMOG + JOANNA NEWSOM + ADEM Conway Hall. La seconda serata di Homefires, il festival curato da Adem nel vecchio teatro di Bloomsbury. Prima Adem che mi fa quasi piangere quando suona “These are your friends”. Poi Joanna Newsom, ancora meglio che su disco, incantevole. Infine Bill Callahan, sobrio, quasi austero, e molto molto folk

2) LOU REED Hammersmith Apollo. In splendida forma. Sublime quando fa “Satellite of love”, devastante in una versione di “Venus in furs” che non finisce mai

3) ROGER MCGUINN Queen Elizabeth Hall. Serata splendida: il concerto, il tramonto rosso sul Tamigi dalla terrazza della Queen Elizabeth Hall, Saskia, tutto perfetto, tutto molto Byrds

4) LONG RYDERS Lock 17. Syd Griffin con i capelli bianchi e gli occhiali. Versioni byrdsiane di “Run Rusty Run” e “Final wild sons”. Non mi sembrava vero rivederli dopo 20 anni

5) BELLE & SEBASTIAN Somerset House. Un Sabato sera estivo, nel cortile della Somerset House, gabbiani che volavano in cielo al tramonto, mentre suonavano gli Shins. E poi il gruppo pop migliore che si possa ascoltare.

martedì 4 gennaio 2005

Martedi' 4 Gennaio 2005: ritorno a Londra

Il mio periodo in Italia e’ stato bello e emozionante. Per me tornare in Italia e’ ormai diventato sinonimo di vacanza.

Sono stato a camminare al mare in un giorno di Sole meraviglioso, Sole che poi, quando siamo arrivati al punto piu’ alto del sentiero si e’ tuffato nel mare. E che colori e che luce filtrava nel bosco salendo da San Nicolo’ a San Rocco.

Ho passato tempo alla radio, e ho ricevuto un mare di messaggi dagli ascoltatori di Prospettive Musicali, alcuni dei quali mi hanno commosso. Non finiro’ mai di consigliare e trasmettere "Bonnie Prince Billy sings greatest Palace music", deliziosa musica country che ascolto in continuazione da mesi.

Ho parlato con tante persone che passavano il Capodanno da sole e alle quali ho tenuto compagnia tutta la notte dagli studi della radio, con Simona e Tommaso, chiacchierando con loro in diretta. Non posso dimenticare le persone anziane, gli insonni e le voci assonate che chiamavano nel cuore della notte.

Ho rivisto Giovanna dopo anni ed e’ stato bellissimo viaggiare insieme da Milano a Voghera, mentre andavamo piano piano sperando che il viaggio durasse molto di piu’. Ci siamo detti tante cose e non ce ne siamo detti altrettante.

Ho conosciuto una donna fascinosa, nata il mio giorno, mese e anno con la quale ho trascorso una bellissima serata, sul pavimento di casa sua, a raccontarci cos’e’ successo da quel 2 Maggio 1965 nel quale siamo capitati su questo pianeta, entrambi prematuri, entrambi piu’ morti che vivi, entrambi cacciati in un’incubatrice con poche speranze di sopravvivere, e invece entrambi vivi e pieni di energia e felici di esserlo.

Ho visto scene terribili alla televisione, che mi hanno fatto capire come siamo piccoli e indifesi.

Ho ascoltato canzoni che non ascoltavo da anni e anni (forse dai leggendari anni ’70: “I am easy” di Keith Carradine, “The year of the cat” di Al Stewart, “Lotta love” di Neil Young nella versione di Nicolette Larson).

Ho capito che si puo’ vivere senza mostre e film, ma che cenare in compagnia e’ qualcosa della quale non si puo’ fare a meno.

Ho camminato col cane in collina, viaggiato su treni, ascoltato musica, pensato, scritto e-mail di quelle facili e di quelle difficili da scrivere.

E adesso eccomi in quella che Aurelia chiama "la capitale del grigio", senza sapere se voglio essere qui o molto lontano da qui.

Martedi' 4 Gennaio 2005: Prospettive Musicali

Buon anno! Gnop e' stato piu' veloce di me e ha gia' inserito la scaletta di Prospettive Musicali del 2 Gennaio nel sito della radio. Prospettive Musicali che e' durata 2 ore e mezza: che bello se avessimo sempre tutto quel tempo!

Ecco cos'abbiamo ascoltato insieme:

1) MUM Summer make good (Fat Cat, 2004) (http://www.noisedfisk.com/mumweb/)
2) MUM Please smile my noise bleed (Morr Music, 2000) (http://www.noisedfisk.com/mumweb/)
3) BJORK Medulla (One Little Indian, 2004) (http://www.bjork.com/)
4) JOANNA NEWSOM Milk-eyed mender (Drag City, 2004) (http://www.walnutwhales.com/)
5) KATHRYN WILLIAMS Relations (East West, 2004) (http://www.kathrynwilliams.net/)
6) KATHRYN WILLIAMS Little black numbers (East West, 2000) (http://www.kathrynwilliams.net/)
7) DAVID BYRNE Grown backwards (Nonesuch, 2004) (http://www.davidbyrne.com/)
8) DAVID BYRNE/ BRIAN ENO My life in the bush of ghosts (Sire, 1981) (http://www.davidbyrne.com/, http://music.hyperreal.org/artists/brian_eno/)
9) TOM WAITS Real gone (Anti, 2004) (http://www.anti.com/)
10) NICK CAVE & THE BAD SEEDS Abattoir blues/ The lyre of Orpheus (Mute, 2004) (http://www.nickcaveandthebadseeds.com/)
11) WILCO A ghost is born (Nonesuch 2004) (http://www.wilcoweb.com/)
12) CAN Monster movie (Spoon, 1969) (http://www.sa-cd.net/showtitle/2436)
13) DEVENDRA BANHART Rejoicing in the hands (Young God, 2004) (http://www.younggodrecords.com/Artists/DevendraBanhart/)
14) DEVENDRA BANHART Oh my oh my (Young God, 2002) (http://www.younggodrecords.com/Artists/DevendraBanhart/)
15) DEVENDRA BANHART Nino rojo (Young God, 2004) (http://www.younggodrecords.com/Artists/DevendraBanhart/)
16) COCO ROSIE La maison de mon reve (Touch & Go, 2004) (http://www.indiepoprock.net/review.php?id=645)
17) SUFJAN STEVENS Presents greetings from Michigan the great lake state (Rough Trade, 2004) (http://www.sufjan.com/)
18) ADEM These are your friends (Domino, 2004) (http://www.dominorecordco.com/artist.php?artist=167)
19) BONNIE "PRINCE" BILLY Sings greates Palace Music (Domino, 2004) (http://www.palacerecords.com/)

http://www.radiopopolare.it/html/trasmiss/prospettive/