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venerdì 31 dicembre 2004

Venerdi' 31 Dicembre 2004

Sono nella redazione della radio, sto aspettando Tommaso per andare in onda. Ma non ho nessuna voglia di festeggiare. Credo che parleremo pochissimo, sarà un programma molto diverso da quello di un anno fa.

Mi auguro solo di riuscire a trasmettere musica che sia un segno di pace, un po' di armonia in questo mondo colpito dalla tragedia.

Vedo Tommaso dall'altra parte del vetro, è ora di andare in onda.

Un anno di gioia, armonia, pace e luce a tutti.

giovedì 23 dicembre 2004

Venerdi' 24 Dicembre 2004: Buon Natale!

Sono a Heathhrow, lounge British Airways, in partenza per l’Italia. Sono arrivato con parecchio anticipo perche’ si vociferava di questo sciopero della Piccadilly line, che poi non c’e’ stato. Anzi non ho mai viaggiato da casa a Heathrow cosi’ bene, mi sono seduto appena salito sul treno e ho trovato abbondante spazio per i bagagli.

Mi e’ arrivato un SMS da Tommaso Toma che conferma che la notte del 31 faremo la festa in diretta alla radio. L’anno scorso mi sono divertito tantissimo. Non so quanti e chi saremo, ma spero ci sia anche Giorgio Valletta come un anno fa, perche’ trasmettere insieme a Tommaso e Giorgio e’ stata per me una grande emozione.

Intanto che sono in argomento radio, elenco i miei prossimi appuntamenti a Radio Popolare:

- Domenica 26 Dicembre 2004, dalle 21 alle 23.30, puntata speciale di Prospettive Musicali. In studio Alessandro Achilli, Gigi Longo e io. Trasmetteremo i 30 dischi che abbiamo amato maggiormente nel 2004, divisi in categorie (classici, tradizioni rivisitate, nomi nuovi, extra-Us e UK, eccetera). La scaletta che abbiamo compilato a distanza e’ venuta molto bene e non vedo l’ora di trasmetterla

- Venerdi’ 31 Dicembre 2004, dalle 22 (credo), festa di Capodanno di Radio Popolare. In studio Tommaso Toma, io e ospiti vari

- Domenica 2 Gennaio 2005, dalle 21 alle 23.30, puntata speciale di Prospettive Musicali/ London Calling: il meglio di tutto cio’ che e’ successo a Londra nel 2004.

E a questo punto mi vado a stendere un po’ sui divanetti con un bel te’ alla menta, in attesa che chiamino il mio volo.

Buon Natale!

http://www.radiopopolare.it/

Giovedi' 23 Dicembre 2004: Patrick Wolf

WIND IN THE WIRES (Tomlab/ Wide)

Musica ispirata dai freddi mari nordici. Un album concepito in una casa di legno arroccata su una scogliera della Cornovaglia, tra panorami selvaggi, silenzio rotto solo dal ruggito del mare e dal canto di gabbiani. E dal vento, che compare nel titolo e deve aver parecchio ispirato queste sofferte, emozionali, tormentate ballate. Patrick Wolf puo’ essere considerato l’equivalente inglese di Conor Oberst (Bright Eyes). Simile calligrafia, stessa filosofia musicale, ultra-romantica, con cuore e emozioni sempre in primo piano. Come Oberst, anche Wolf sa scrivere semplici canzoni sulle quali ha poi ha la tentazione di costruire arrangiamenti eccessivi. E invece le tracce piu’ riuscite dell’album sono quelle sorrette semplicemente da violini, piano e ukulele. Un altro nome evocato da questo disco e’ quello di Stephen Merritt (Magnetic Fields). Sentiremo ancora parlare di Patrick Wolf.

Il disco uscira' il 21 Febbraio 2005.

http://www.patrickwolf.com/

Giovedi' 23 Dicembre 2004: Bright Eyes

DIGITAL ASH IN A DIGITAL URN/ I’M WIDE AWAKE, IT’S MORNING (Saddle-Creek/ Wide)



Li avevamo lasciati in giro per gli Stati Uniti, insieme a REM e Springsteen, mentre cercavano di convincere i giovani Americani a votare per Kerry. Il gruppo di Conor Oberts, cantautore del Nebraska, ritorna ora con ben due album, realizzati contemporaneamente e pubblicati nello stesso giorno. “Digital ash in a digital urn” rappresenta l’anima piu’ complessa di Oberts, con arrangiamenti forse eccessivamente elaborati (l’uso delle tastiere suona a tratti ridondante, come se i Bright Eyes volessero suonare moderni ad ogni costo). “I’m wide awake, it’s morning” si fa preferire per la sua dylaniana semplicita’. Non sono necessari orpelli e sovraincisioni quando si sanno scrivere canzoni lineari ed emozionali come queste. Bastano una voce e una chitarra. E alcuni ospiti, tra i quali spicca il nome dell’eterna Emmylou Harris.

I dischi usciranno il 24 Gennaio 2005.

http://www.saddle-creek.com/

Giovedi' 23 Dicembre 2004: Antony And The Johnsons

I AM A BIRD NOW (Secretly Canadian/ Wide)

“Ascoltare la voce di Antony e’ come sentire Elvis per la prima volta: due parole e ti ha spezzato il cuore. Sentirlo cantare e’ la cosa piu’ squisita che ascolterete nella vostra vita”. Parola di Laurie Anderson. Stella locale dei cabaret after-hour newyorkesi ( “uno dei piu’ interessanti performers di Manhattan” per il New York Times), Antony e’ stato scoperto da Lou Reed (“capii di essere in presenza di un angelo”), che quest’anno lo ha voluto in tour insieme a lui. Il suo secondo album e’ un capolavoro di voce blues -vellutata e fragile-, archi e pianoforte. “Ho coinvolto persone per sentirmi meno solo e tutti quelli che hanno partecipato al disco mi hanno ispirato durante la sua creazione”. Per fare qualche nome: Lou Reed, Devendra Banhart, Rufus Wainwright. E Boy George, mito di Antony (“ecco cosa si fa quando si e’ come siamo noi: si diventa cantanti”). Un disco sublime.

PS: il disco uscira' il I Febbraio 2005

http://www.antonyandthejohnsons.com/

mercoledì 22 dicembre 2004

Mercoledi' 22 Dicembre 2004: Dolorean

VIOLENCE IN THE SNOWY FIELDS (Yep Roc)



In meno di un anno i Dolorean, quartetto dell’Oregon, hanno inciso due dischi di armonie country-rock, sospese tra Crosby Stills Nash & Young, i Low e formazioni hippie anni ’70 ormai dimenticate (vengono in mente soprattutto i Pure Prairie League). E i Byrds di “Sweetheart of the rodeo”, soprattutto nell’iniziale “The search”. Musica meditativa, acustica, accarezzata dolcemente da archi silenziosi che rimangono sullo sfondo. I testi fanno spesso riferimento alle sacre scritture. “Qual e’ il luogo della comprensione e dove puo’ essere trovata la saggezza? Nel timore del Signore e nell’esempio di coloro che hanno abbandonato il male”. Come accade con i Low, la musica lascia a tratti i toni distesi e contemplativi (che comunque prevalgono), per inoltrarsi in territori meno confortevoli. “Il buio non mi ha mai preoccupato” canta Al James, e viene da credergli.

http://www.dolorean.com/

Mercoledi' 22 Dicembre 2004: Cure

THREE IMAGINARY BOYS (Fiction)

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Robert Smith ha fatto ordine nella sua cameretta, ritrovando un po’ di registrazioni perdute, periodo 1977-79: nastri consumati dal tempo, incisioni casalinghe, demo di classici come “10:15 Saturday night” e “Grinding halt”. Ne e’ venuto fuori un disco di oltre un’ora, che ha deciso di allegare alla ristampa del primo album. Album sempre disconosciuto, dal suono, alla scelta delle tracce, alla copertina: tutto –pare- imposto all’epoca dalla Polydor. Ma anche disco che ha resisitito bene all’usura del tempo e che documenta il tentativo di evolvere oltre il punk, insieme a formazioni come Magazine, Gang Of Four, Swell Maps. I Cure sarebbero cambiati, gia’ a partire da “Seventeen seconds”, lasciandosi alle spalle la freschezza di questo esordio, preferendo il suono cupo e piovoso che conosciamo (qui gia’ ipotizzato, in “Another day” e “Three imaginary boys”). Imprescindibile manifesto di un’epoca.

http://www.thecure.com/

domenica 19 dicembre 2004

Domenica 19 Dicembre 2004: Morrissey

Morrissey e’ salito sul palco alle 21 puntuali, ieri sera a Earl’s Court. Vestito da prete, ha salutato con “Come mai siete qui tutti?” e un grande ghigno, beffardo ma simpatico. E poi ha aperto con “How soon is now”:

“C’e’ un luogo se ci vuoi andare
dove potresti incontrare qualcuno che ti ama davvero.
Cosi’ vai, e stai da solo, e te ne vai da solo
e vai a casa e piangi e vorresti morire”.

Ogni volta che faceva un pezzo degli Smiths non vedevo piu’ niente per via dei lucciconi. Ha cantato “There is a light that never goes out”:

“E se un autobus a due piani si scontrasse con noi,
morire al tuo fianco sarebbe un piacere e un privilegio”.

E ha chiuso con “Last night I dreamt that somebody loved me”:

“La notte scorsa ho sognato che qualcuno mi amava,
nessuna speranza, niente di male,
solo un altro falso allarme”.

Morrissey ha un carisma impressionante. Un intero stadio sospeso ad ascoltarlo. A un certo punto ha detto “Il passato e’ un posto strano da visitare”, e mi sono venuti i brividi. Appartiene alla mia storia personale la musica degli Smiths, agli anni dell’universita’. Evoca volti, emozioni, amori, delusioni, dubbi, gioie. Tutto questo mi e’ passato davanti agli occhi, ieri sera, molti anni dopo, ad Earl’s Court.

http://www.morrisseymusic.com/

Sabato 18 Dicembre 2004: Frith Street

In Frith Street, nel cuore di Soho, c’e’ una piccola galleria d’arte (che si chiama semplicemente Frith Street Gallery) con una programmazione di mostre davvero ottima. La galleria ha uno dei pavimenti di legno grezzo piu’ belli che io abbia mai visto, molto irregolare e scricchiolante, ed ha 5 piccole sale distribuite su due piani (pian terreno e sotterraneo).

In questo periodo ospita 13 opere di Marlene Dumas, pittrice sudafricana che ora vive e lavora ad Amsterdam. Oggi pomeriggio passavo da quelle parti, avevo un po’ di tempo e ho deciso di entrare. Ci sono soprattutto tre lavori che mi hanno colpito: “The kiss”, “Lucy” (ispirato da Caravaggio) e “Stern” (ispirato da Richter). Colpito non e’ abbastanza, perche’ sono tele che lasciano senza fiato. Due di loro (“Lucy” e “Stern”) sono in una piccola sala sotterranea, un’ambientazione che aggiunge un senso di claustrofobia a quello che vediamo. Sono ritratti molto forti, estremamente inquietanti, di volti femminili. Il tema, l’abbandono, e’ giocato con grande ambiguita’: i soggetti sono ritratti in uno stato che potrebbe essere estasi, piacere, ma anche morte. Sono rimasto come rapito da queste tele, assorbito dentro di esse. Sono opere che anziche’ “raccontare una storia” suggeriscono diverse possibilita’, situazioni differenti, e comunque forti. Evocano stati d’animo contrapposti. Si prendono gioco delle nostre emozioni, estremizzandole.

La mostra resta aperta ancora qualche giorno, fino a Giovedi’ 23. Nel nuovo anno sara’ possibile vedere altri lavori di Marlene Dumas alla Saatchi e alla Hayward, ma la sua serie migliore credo siano questi indimenticabili ritratti femminili.

http://www.frithstreetgallery.com/dumas.html

Sabato 18 Dicembre 2004: Nicola Rubino e’ entrato in fabbrica

Ci sono due passaggi di questo libro che ricordo particolarmente.

Il primo e’ nel capitolo intitolato “Riunione sindacale”. In una nuova fabbrica, un gruppo di sindacalisti organizza una riunione. I rappresentanti del sindacato parlano di flessibilita’ del lavoro, precarizzazione, mercato globale, cercando di coinvolgere gli operai. Contemporaneamente, un gruppo di ragazze se ne sta fuori dalla porta a ridacchiare e digitare sms al cellulare, mettendosi la mano sulla bocca.
Il secondo lo trascrivo: “E poi dicono gli operai, la classe sociale. Individualisti che neanche uno yuppie degli anni ottanta”.

Ho avuto la fortuna di inserirmi nel mondo del lavoro all’inizio degli anni ‘90, con un contratto a tempo indeterminato, che all’epoca era la norma. In questi anni il mercato e’ cambiato profondamente, e oggi esiste tutta una serie di contratti sciagurati: di lavoro interinale, di formazione, e il piu’ disgustoso di tutti, il contratto a chiamata. Si lavora quando il padrone ha bisogno, con preavviso minimo, senza piu’ uno straccio di possibilta’ di progettazione della propria vita.

Hanno vinto loro. Il tappo di merda di Arcore, tra tutti i padroni il piu’ rivoltante, in Italia fa quello che vuole: privatizza, liberalizza, stravolge la Costituzione. Ma perche’ hanno vinto? Una risposta non l’ho. Ma sento che parte della responsabilita’ e’ proprio di quelle cretinette che, nel libro e nella realta’, invece di cercare di capire le dinamiche del mercato del lavoro e di elaborare strategie di difesa di classe, preferiscono non pensare ed evadere, accettando i modelli culturali imposti dall’alto. E una parte e’ di quegli operai che hanno scelto il disimpegno piu’ totale, e dopo una giornata di sfruttamento la sera vedono quello che vuole il padrone: tele-liti familiari, quiz, telegiornali di regime, il Gabibbo.

Il patrimonio democratico della Resistenza, in Italia e’ stato barattato con qualche velina e qualche calciatore internazionale. Tutto questo a me fa un’enorme tristezza.

http://www.feltrinelli.it/SchedaLibro?id_volume=5000290

Sabato 18 Dicembre 2004: giardini

“Il problema e’ che si vuole sempre avere un giardino complicato mentre e’ cosi’ bello quando e’ semplice”.

Lo ha detto Manu Chao.

Ieri era il trentesimo compleanno della mia amica Asha, la mia compagna di banco al lavoro. Lo abbiamo festeggiato in un locale di Clerkenwell che si chiama 19:20. Il momento che ho preferito e’ stato quando, dopo un bel coro di “Happy birthday to you”, abbiamo “liberato” tanti palloncini colorati, facendoli tutti volare insieme nella cielo della notte londinese. Chissa’ dove sono adesso e come dev’essere stato bello per loro vedere la citta’ dall’alto di notte. Asha e’ una bellissima persona, perche’ ha saputo rimanere semplice. Cerca sempre, in ogni cosa, il lato positivo. Sento di avere molto da imparare da lei.

martedì 14 dicembre 2004

Martedi’ 14 Dicembre 2004: The Incredibles

Sono a casa e sto ascoltando il promo di uno dei due dischi dei Bright Eyes che usciranno in Gennaio. Mi sono fatto una bella pasta (fusilli De Cecco) con le olive, ho mangiato qualche prugna, ho bevuto un te’ alla menta con Hob Nobs, i miei biscotti preferiti.

Guardo le decorazioni che ho sparso in casa e mi vengono in mente i periodi natalizi dell’infanzia. Allora non c’erano videoregistratori e DVD, i film si vedevano al cinema o, pochi, alla televisione. I cartoni animati, che adesso vengono somministrati a ciclo continuo, allora c’erano solo il Martedi’ quando si tornava da scuola, sul primo, e il Sabato alle otto di sera, sulla Svizzera. Era una festa, a Natale, quando i miei genitori mi portavano a vedere un film della Disney. Me li ricordo ancora tutti: “Bambi”, “Dumbo”, “La carica dei 101”, “Gli Aristogatti”, “Lilli e il vagabondo”, “Il libro della giungla”, “Peter Pan”, “Robin Hood”... Mi emozionavano quelle favole bellissime, con tutti quegli animali che parlavano, gioivano, soffrivano ingiustizie, riuscivano a liberarsi. Il finale era sempre lieto, i cattivi venivano sconfitti e il bene trionfava. E ricordo anche i cartoni animati con Topolino, Paperino, Pippo (in particolare un lungometraggio che si intitolava “Pippo olimpionico”, con i personaggi della banda Disney che gareggiavano combinandone di ogni).

C’era dolcezza, leggerezza, sorriso in quei film. Poi e’ cambiato tutto. Oggi la schifosa America di Bush, fondamentalista, capitalista, guerrafondaia, non sa piu’ sorridere, non sa guardare al futuro con ottimismo. Oggi la Disney (che e’ diventata la voce del padrone, avendo tra l’altro finanziato la campagna dell’assassino texano) non produce che porcherie come lo stra-incensato “The Incredibles”, un film videogioco pieno di supereroi, violenza, distruzioni. Le lacrime di Dumbo, gli Aristogatti che suonavano il pianoforte, Robin Hood che sfidava il potere non fanno piu’ parte dell’immaginario collettivo che questa societa’ vuole trasmettere. Ai bambini l’America insegna subito a combattere, a prevalere, a vincere. E’ un mondo triste e sconfitto quello che ha bisogno di eroi balordi come gli Incredibles.

http://www.imdb.com/title/tt0317705/

lunedì 13 dicembre 2004

Domenica 12 Dicembre 2004: Bush Hall

C’erano un po’ tutti (componenti di Belle & Sebastian, Kings Of Convenience, ecc.) ieri sera alla Bush Hall, a sentire il ritorno di Bridget St.John.

La Bush Hall e’ un posto stranissimo. E’ vicina a Shepherds’ Bush, nella sua parte piu’ etnica. Camminando dal Green, andando verso la fermata della Hammersmith and City line e oltrepassandola, i negozi si fanno sempre piu’ poveri: take away untuosi, piccole lavanderie che fanno anche da calzoleria, negozi di abiti etnici usati, tutti con la loro vistosissima insegna al neon, spesso rotta o con lettere mancanti e numeri telefonici scaduti (a Londra hanno cambiato tutti i prefissi oltre 5 anni fa ma su molte di queste insegne ci sono ancora i vecchi). Gruppi di neri e arabi ciondolano per la strada sporca di immondizia, mangiando kebab da cartocci.

All’improvviso, superata una porta come tante, ci troviamo in una sala che potrebbe ricordare la sala del consiglio di un comune italiano di 50-100 mila abitanti: soffitti riccamente stuccati, pareti decorate, porte barocche. Moquette rossa, sedie di velluto. Un grande albero di Natale sbarluccicante in un angolo. Siamo alla Bush Hall, dove dai REM a Nick Cave, molti nomi noti hanno recentemente suonato mistery shows.

Ieri sera, organizzata da Chickfactor, la rivista online dedicata a Belle & Sebastian, c’e’ stata la seconda serata del festival one-off “Mon gala papillons”. Nome di punta Bridget St. John, che all’inizio degli anni ’70 registro’ un disco per la Dandelion di John Peel. Fantastica la sua voce, fantastiche le sue canzoni (e le cover: ha chiuso con “The body breaks” di Devendra Banhart!), fantastici i suoi racconti di quando alla fine dei ‘60/ primi ’70 gruppi di giovani londinesi andavano agli studi BBC di Maida Vale a sentire John Peel, seduti sul pavimento dello studio. E ogni tanto, qualcuno prendeva la chitarra e suonava qualcosa in diretta. Meraviglioso.

Altri musicisti presenti al festival: Bill Wells (collaboratore di Belle & Sebastian e altri, un po’ di problemi con le basi ma non male), Stuart Moxham (ex Young Marble Giants) un po’ invecchiato e Jens Lekman, giovane stella svedese, tra Smiths, Belle & Sebastian e Magnetic Fields, bravissimo.

Gran finale: tutti a ballare attorno all’albero di Natale (il piu’ scatenato? Erlend dei Kings Of Convenience!).

http://www.chickfactor.com/

Domenica 12 Dicembre 2004: Whitechapel

Domenica mattina. Fatti i miei esercizi yoga del mattino, fatta colazione (spremuta d’arance, pane alla soia tostato con burro e marmellata, biscotti ai cereali, te’ alla mela cannella e zenzero), steso il bucato. Dedico qualche minuto al mio blog (ascoltando Nick Cave), prima di fare l’elenco dei regali di Natale che usciro’ a comprare.

Qualche tempo fa pranzando insieme, Andrea Tarsia, il curatore della Whitechapel, mi faceva notare come quella galleria e’ probabilmente il miglior spazio espositivo di Londra (dimensione, organizzazione degli spazi). Molto vero. La storia non la racconto perche’ l’ho gia’ fatto a Radio Popolare (e’ quella galleria aperta oltre un secolo fa da un parroco che intendeva combattere la criminalita’ di East London portando in quella zona la bellezza dell’arte).

Ho visto cosi’ tante mostre belle alla Whitechapel in questi tre anni a Londra, che ormai appena apre qualcosa di nuovo non aspetto neanche di leggere le recensioni e mi precipito. La mostra che ha aperto settimana scorsa e’ proprio bellissima. Si intitola “Faces in the crowd” e il sottotitolo e’ “Picturing modern life from Manet to today”. E’ un viaggio nel tempo, organizzato cronologicamente, dove tutte le forme artistiche sono rappresentate, dalla pittura alla videoarte, passando attraverso scultura, fotografia, installazioni. Anche il cinema, dato che al piano inferiore viene proiettato “L’uomo con la macchina da presa” di Vertov.

Allo stesso piano, da non perdere, “The day after” di Munch, un’immagine classica eppure modernissima di una giovane donna abbandonata su un letto, con accanto due bottiglie e due bicchieri. E poi tre ritratti di Bacon: il migliore mi e’ sembrato “Crouching nude”, grigio, rosso e nero a dominare, un uomo inscritto dentro una forma geometrica. E naturalmente “Io non ho mani che mi accarezzino il volto”, la celebre serie di ritratti di preti che giocano nella neve, firmata da Mario Giacomelli nel 1963. Mi emoziona sempre, ogni volta che la incontro.

Il meglio arriva al piano superiore, largamente dedicato a fotografia, video-arte e alle installazioni. Nomi notissimi, da Nan Goldin a Chris Ofili. Opere gia’ viste, ma che non mi stancherei mai di rivedere. E poi forse il lavoro migliore di tutta la mostra (anche se e’ difficile scegliere), “Dancing in Peckham” di Gillian Wearing. Un video che rappresenta in modo straordinario di questa citta’. Gillian Wearing che danza all’interno di un centro commerciale, nell’indifferenza generale.

La mostra resta aperta fino al 6 Marzo ed e’ stata organizzata insieme al Museo d’arte contemporanea del castello di Rivoli, quindi immagino che se non c’e’ gia’ stata sara’ possibile visitarla anche a Torino. Segnalo anche che dal 17 Gennaio al 3 Aprile a Venezia, Fondazione Bevilaqua La Masa, sara’ possibile visitare la mostra di Philip Lorca di Corcia che ho visto l’anno scorso qui alla Whitechapel.

http://www.whitechapel.org/content1018.html

Venerdi’ 10 Dicembre 2004: Los Angeles plays itself

Serata piatta quella di Venerdi’, passata a vedere un documentario noioso su Los Angeles all’Istituto di Arti Contemporanee (sala 2, quella piccola, con soli 40 posti schiacciati contro lo schermo). Una specie di storia della metropoli californiana raccontata attraverso i film ambientati in quella citta’. Quasi tre ore, montaggio troppo veloce, voce e commento monotoni. Non capisco perche’ abbia avuto tanto successo quando e’ stato presentato al London Film Festival. Guardando il documentario pensavo a quanto superiore e’ il cinema europeo.

Unici ritagli davvero irresistibili:

1) la scena del pianoforte che vola dalle scale, da “The music box” (Laurel & Hardy). Stanlio e Ollio mi facevano ridere da bambino, mi fanno ridere adesso, mi faranno ridere sempre

2) i frammenti tratti da “Short cuts” di Altman, ispirato dai racconti di Carver, il suo film che ho preferito

3) le immagini tratte dai film realisti dei registi di colore, purtroppo relegate agli ultimi minuti del documentario.

http://www.ica.org.uk/index.cfm?articleid=13690

venerdì 10 dicembre 2004

Venerdi' 10 Dicembre 2004: il 2004 in 10 dischi

Mi ha scritto Roberto Peciola del Manifesto chiedendomi la mia lista dei 10 dischi dell'anno da pubblicare su un numero monografico di Alias. Eccola:

1) BONNIE "PRINCE" BILLY Sings greatest Palace music (Domino)
2) SUFJAN STEVENS Greetings from Michigan the great lake state (Rough Trade)
3) DEVENDRA BANHART Rejoicing in the hands (Young God)
4) DEVENDRA BANHART Nino rojo (Young God)
5) WILCO A ghost is born (Nonesuch)
6) TOM WAITS Real gone (Anti)
7) DAVID BYRNE Grown backwards (Nonesuch)
8) KATHRYN WILLIAMS Relations (East West)
9) BJORK Medulla (One Little Indian)
10) MUM Summer make good (Fat Cat).

Il primo disco della lista e' quello che ho preferito, tutti gli altri sono dei "secondi pari merito" (dipende dall'umore, dal tempo, dall'ora del giorno...).

martedì 7 dicembre 2004

Martedi' 7 Dicembre 2004: Tre metri sopra il cielo

“E’ ora di ricominciare, lentamente, senza strappi al motore. Senza troppi pensieri. Con un’unica domanda. Tornero’ mai lassu’, in quel posto cosi’ difficile da raggiungere. Li’ dove tutto sembra piu’ bello. E nello stesso istante in cui se lo chiede, purtroppo, sa gia’ la risposta”
(FEDERICO MOCCIA Tre metri sopra il cielo, Feltrinelli).

Ci sono istanti che mentre li viviamo non sappiamo che saranno irripetibili, e che cercheremo molte volte di ricrearli senza mai riuscirci. Ci sono persone che mentre ce ne allontaniamo non sappiamo che saranno insostituibili, e che le cercheremo ad ogni nuovo incontro, senza mai ritrovarle.

PS: ho visto questo libro per la prima volta tra le mani di una ragazza dallo sguardo bellissimo, tornando dal mare, in una giornata calda di Sole, quest’Estate mentre ero in Italia. Poi ho letto che ha avuto un grande successo tra i ragazzi dell’eta’ dei protagonisti, che si sono molto riconosciuti in Step, Babi, Pallina, Pollo. Il libro e’ pieno di luoghi comuni e non ha la forza di altri romanzi generazionali (mi vengono in mente “Due di due”, “Tutti giu’ per terra”, “Jack Frusciante e’ uscito dal gruppo”). Ma gli ultimi due capitoli, quando Step perde la sua invulnerabilita’, Paolo la sua antipatia, e Babi viene sopraffatta dai valori della sua famiglia, beh gli ultimi due capitoli devo ammettere che non sono affatto male. C’e’ questo tempo sospeso tra presente e passato che si trasforma nella memoria, tra rifiuto orgoglioso della realta’ e affacciarsi della sua accettazione necessaria. E soprattutto la consapevolezza che certi istanti non ritorneranno mai piu’, se non nel ricordo.

http://www.feltrinelli.it/SchedaLibro?id_volume=5000168

lunedì 6 dicembre 2004

Lunedi' 6 Dicembre 2004: Prospettive Musicali

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Questi i dischi di Prospettive Musicali di ieri sera:

1) MAGNETIC FIELDS I (Nonesuch, 2004) (http://www.houseoftomorrow.com/)
"Pensavo che sarei proprio stato l'uomo
per te e che non sarebbe mai finita.
Pensavo che saremmo stati
come colla.
Ora sto qui a cantare
questa, la mia canzone piu' triste.
Vorrei poterti vedere,
vorrei poter dormire,
dovrei impazzire? Dovrei cercare
qualcuno che potrei trattenere?
Ho camminato parecchio
desiderando che tu fossi con me"
(da "I thought you were my boyfriend")

2) DAVID BYRNE Grown backwards (Nonesuch, 2004) (http://www.davidbyrne.com/)
"In ogni momento prendiamo piccole decisioni, e l'effetto complessivo definisce cio' che piu' tardi appare come un piano del quale siamo consapevoli, con una sua centralita' emotiva. Durante la realizzazione di questo disco ci sono stati amore, rabbia, tristezza, frustrazione. Ci sono state 2 guerre, una per vendetta e la seconda dettata da interessi petroliferi. Come molti altri, ho fatto del mio meglio per fermare la seconda, ma non ci siamo riusciti. Durante tutto questo tempo ho sognato" (dalle note di copertina)

3) MERCURY REV All is dream (V2, 2001) (http://www.mercuryrev.com/)
"Ti ho sognata nella mia fattoria,
ti ho sognata tra le mie braccia,
ma i sogni sono sempre sbagliati.
Non ho mai sognato di ferirti,
non ho mai sognato di perderti,
nei miei sogni sono sempre forte.
So che tu hai bisogno di qualcuno
e posso sentire qualcuno,
da qualche parte in questa canzone.
O sognato di camminare
e che noi due stavamo parlando
di tutti i misteri della vita.
Volevo condividere con te
le parole che scorrono tra amici,
quei fiumi senza fine.
Ma puo' sembrare sorprendente
quando ti trovi da solo
e ora il buio sta crescendo
e una Luna nuova e' nata.
Ho sognato di amarti per sempre,
ho sognato che non ti avrei mai perduta,
nei miei sogni sono sempre forte"
(da "The dark is rising")

4) ELVIS COSTELLO North (Deutsche Grammophon, 2003) (http://www.elvis-costello.com/)
"Vedi come gli elementi naturali concordano?
Occhi azzurri,
cieli grigi,
nulla di cio' che potrei fare ti farebbe restare,
sono felice che oggi piovera'.
Tu mi hai lasciato solo,
pensavo che sarebbe stato impossibile dividerci,
ora vorrei solo convincermi
che questa e' l'ultima volta che mi innamoro,
tu mi hai lasciato nel buio"
(da "You left me in the dark")

5) ROBERT WYATT Cuckooland (Hannibal, 2003) (http://www.strongcomet.com/wyatt/)
Il mio disco del 2003, album al quale sono legatissimo. Ieri ho trasmesso "Just a bit" ma ogni traccia e' sublime

6) ROBERT WYATT Shleep (Hannibal, 1997) (http://www.strongcomet.com/wyatt/)
"Ho sentito i miei pugni tesi,
ho allungato le dita per rilassarle,
non riesco ancora a dormire,
ho provato a contare le pecore.
Una per una mentre scavalcavano la recinzione
costruita per loro.
Da destra a sinistra
sopra la recinzione che ho costruito.
Dopo aver saltato,
rifiutavano di andare in qualsiasi direzione.
Ogni pecora rimaneva dove era atterrata,
rifiutandosi di andarsene.
(C'era un vasto gregge,
che cresceva velocemente sulla sinistra).
Ce la mettevo tutta,
non potevo fermarle
dal rientrare
ancora una volta.
E loro ce la mettevano tutta,
nessuna poteva lasciare l'ovile.
Ho sentito i miei pugni tesi.
Ho allungato le dita.
Non riuscivoa chiudere gli occhi,
eancora ora non riesco a dormire"
(da "Heaps of sheep")

7) ROBERT WYATT Rock bottom (Rykodisc, 1974) (http://www.strongcomet.com/wyatt/)
"Tu sarai diversa in Primavera, lo so,
tu sei un animale stagionale,
come la stella marina che si lascia trasportare con la marea.
Quindi fino a quando il tuo sangue correra'
a incontrare la prossima Luna piena,
la tua pazzia stara' bene con la mia,
la tua follia stara' bene con la mia,
noi non siamo soli"
(da "Sea song").

Lunedi' 6 Dicembre 2004: Tariq Ramadan

Prometto che nei prossimi giorni riprendero' a scrivere di musica, ma oggi ho voglia di parlare d'altro.

Tariq Ramadan e' professore di studi islamici all'Universita' di Notre Dame e compare nella lista dei 100 principali filosofi contemporanei stilata da Time. Eppure recentemente gli e' stato negato il visto d'ingresso negli Stati Uniti.

Ieri Ramadan ha tenuto una lecture straordinaria, all'interno del ciclo di conferenze sulla fede e la spiritualita' che si svolge in questi giorni all'Istituto di Arti Contemporanee. L'incontro si e' tenuto alla Nash Room, una sala molto bella, ne' piccola ne' grande, con vista su un giardino.

La lecture aveva come titolo "The march of fundamentalisms?". Secondo Ramadan non c'e' una frattura tra 2 mondi (mondo islamico e occidente), ma una frattura all'interno di ciascuno dei 2 mondi, tra chi e' fondamentalista (islamico o occidentale) e chi, all'opposto, possiede gli strumenti ceh consentono il dialogo tra queste culture.

Il fondamentalismo non e' nella fonte, ma in chi sta leggendo. Posso leggere il Corano in modo letterale, volendo imitare il profeta, dogmaticamente (dogma che significa citare senza interpretazione, spesso senza capire). Oppure adattare i principi al nuovo contesto, piu' complesso. Per esempio: la sharia puo' essere seguita in modo integralista. Oppure essere considerata come una serie di principi da interpretare alla luce dei cambiamenti intercorsi tra la vita del profeta e la contemporaneita'. La modestia, per esempio, uno dei principi della sharia, puo' voler dire "vestire come allora" (portare il chador, ecc.), oppure "discrezione", che e' un concetto molto simile a quello che noi occidentali intendiamo per "modestia". Londra di oggi e' molto piu' complessa di Medina di allora, e in questo contesto i principi vanno ri-interpretati, non riproposti letteralmente.

La parte piu' interessante e' stata quella sul concetto di democrazia, un concetto che non e' parte della tradizione islamica (soprattutto nella concezione di democrazia parlamentare, per noi occidentali cosi' familiare). Eppure. Eppure, dice Ramadan, che democrazia e' quella nella quale milioni di persone scendono in piazza contro la guerra, ma la guerra accade? Non c'e' qualcosa di sbagliato in questa forma di democrazia?

E allora, ha concluso Ramadan, tra gli applausi, l'unica soluzione e' quella che lui chiama "etica della cittadinanza". Dialogare. Unirci "per", e non solo "contro" (contro la guerra per esempio).
Tutti questi concetti sono stati espressi in modo affascinante, ordinato, molto preciso. Ramadan e' bravissimo, un filosofo da seguire.

http://www.ica.org.uk/index.cfm?articleid=13685

Lunedi' 6 Dicembre 2004: Photographic portrait prize

Quando sono un po' in vena di provocare le persone con le quali parlo, dico che per me la storia inizia negli anni '60, tutta quella prima e' preistoria. La mia amica Sinead, recentemente, per restituire la provocazione, mi ha risposto che infatti si potrebbe riorganizzare il calendario in anni avanti Fabio e dopo Fabio. In effetti devo ammettere che la storia prima degli anni '60, anche a proposito di soggetti che mi interessano (musica, arte, ecc.), la conosco molto meno rispetto a tutto quanto e' accaduto in quel decennio e nei decenni successivi.

Sara' per questo che se passo da Trafalgar Square e ho un po' di tempo libero, tra i due musei attigui National Gallery e National Portrait Gallery scelgo di entrare al secondo. E di solito mi fermo al piano terra, dove c'e' la collezione di ritratti di personaggi della storia recentissima (dal 1991 a oggi), o al massimo risalgo la bellissima scala che porta al primo piano, per fare un giretto tra i ritratti che vanno dagli anni '60 al 1990.

Fino al 20 Febbraio 2005 e' possibile visitare la mostra delle foto finaliste del "Photographic portrait prize". Viste nell'insieme, le 60 fotografie rappresentano benissimo le contraddizioni del mondo nel quale viviamo.

Il primo premio l'ha vinto una foto che a me dice poco, il ritratto di 3 studentesse di Tokyo. Il secondo premio e' invece una fotografia straordinaria, intitolata "Landmine amputee team", che rappresenta la squadra di calcio afgana i cui giocatori hanno subito un'amputazione dopo essere incappati in una mina anti-uomo. Un'immagine molto forte, ma anche molto poetica, scattata alla luce dell'alba. Il terzo premio e' una composizione elegante di linee, con al centro un bambino la cui maglia riprende la geometria dello sfondo. Molto molto ben architettata.

Tra le foto che mi sono piaciute molto vorrei ricordare anche due emozionanti ritratti femminili: quello intitolato "Henrietta with her hair down", molto naturale. E "Sarah wearing my dress", il ritratto di un'adolescente con gli occhi dolci e la bocca aggressiva.

Il catalogo con tutte le foto in formato abbastanza grande costa ragionevolissime 9.99 sterline.

http://www.npg.org.uk/live/schweppes.asp


Lunedi' 6 Dicembre 2004: Luce Irigaray

Molto interessante la serie di lectures sul tema della fede religiosa, in questi giorni all’Istituto di Arti Contemporanee. Sabato sono andato ad ascoltare Luce Irigaray, ex femminista radicale che oggi, dopo un incontro con le culture orientali (soprattutto lo yoga), parla di gettare un ponte spirituale tra mondi e culture.

Della sua lecture mi ha colpito molto la differenza da lei descritta tra trascendenza verticale (Dio - uomo) e trascendenza orizzontale, con il mondo, tra essere umano e essere umano e tra esseri umani e la natura. La trascendenza orizzontale si basa sulla conoscenza e sul rispetto delle differenze.

Luce Irigaray parla di “usare l’arte ogni volta che incontriamo l’altro”. Arte e poesia come modi per aprire nuovi orizzonti. Arte e poesia che ci portano verso mondi nuovi, verso un altro modo di vivere, amare, capire.

Molto bella una sua poesia che dice: “Pacifico il mio respiro, in modo che tu lo trovi calmo, e ti possa dare pace”.

http://www.cddc.vt.edu/feminism/irigaray.html

Lunedi' 6 Dicembre 2004: Aaltra

Per una volta non date ascolto al Guardian (che ha dato una stella su 5 a questo film) e all’Independent (che gliene ha attribuite 2).

Gustave Kervern e Benoit Delepine sono gli equivalenti belgi di Cipri’ e Maresco. Immaginate un incrocio tra i due siciliani e Aki Kaurismaki (che compare in Aaltra), per farvi un’idea. E Aaltra e’ un film divertentissimo. La storia di due vicini di casa che si fanno continui dispetti, prima di finire vittime di una comune disgrazia. A questo punto il film si trasforma in un road movie surreale, quasi muto, con una serie di gag che mi hanno un po’ ricordato “Ratataplan” e, ancora di piu’, i fantastici corti del regista svedese Roy Anderson.

E’ un film semplicissimo, a basso costo, girato in un bianco e nero molto sgranato e “polarizzato”, e con pochissime parole. Sia la mia amica Lula che io abbiamo riso fino alle lacrime, specie durante l’interpretazione irresistibile di “Sunny” fatta da un crooner finlandese che si inventa tutte le parole e sembra prendersi molto sul serio. Contro l’invasione delle schifezze natalizie andate a vedere Aaltra (quando e se lo trovate in giro). Qui a Londra e’ al glorioso Curzon Soho (in genere una garanzia).

http://www.aaltra-roadmovie.com/

mercoledì 1 dicembre 2004

Mercoledi' I Dicembre 2004: quest'Autunno

Sono uscito a fare la spesa e ho notato che il termometro di West Kensington segnava 9 gradi. Strano, perche’ mi sembra che sia arrivato l’Inverno e che la temperatura sia molto piu’ bassa. Sara’ rotto.

Com’e’stato l’Autunno? Piacevole. Sono stato una settimana in Italia, una negli Stati Uniti, per il resto qui a Londra.

Ecco le cose che mi sono proprio piaciute quest’ Autunno:

BJORK Medulla (One Little Indian). Il suo disco piu’ profondo e spirituale

SMOG + JOANNA NEWSOM + ADEM Conway Hall. Il festival Home Fires, organizzato da Adem, ha regalato emozioni preziose: silenzio soprattutto. E poi il suono dell’arpa di Joanna Newsom e i due set del musicista turco, davvero ipnotici

GIANT SAND Is all over the map (Thrill Jockey). Howe Gelb e’ un poeta dell’anima, anche quando riesce a mimetizzarsi bene

TOM WAITS Real gone (Anti). La cura di ogni suono e’ straordinaria, i testi sono poesia, la musica e’ lucida follia. Un album romantico, tormentato, ruvido, indispensabile

SHANE MEADOWS Dead man’s shoes. Shane Meadows e’ riuscito a trasformare una storia piuttosto interessante in un piccolo gioiello, grazie alla musica (Will Oldham, Smog, Adem) e alla bravura di Paddy Considine

NATHANIEL DORSKY Variations/ Threnody. Ancora silenzio, e immagini che danzano davanti a noi. Cinema davvero, finalmente, altro

DEVENDRA BANHART Nino Rojo (Young God). Un’altra raccolta di poesie sghembe, infantili, surreali. La seconda quest’anno per Devendra. Con arrangiamenti un po’ meno essenziali di “Rejoicing in the hands”

JENNIFER ABBOTT & MARK ACHBAR The corporation. Il documentario dell’anno, un attacco frontale alle mostruose multinazionali. Quasi 2 ore e mezza di dati e fatti, elencati con un ritmo perfetto

DANIEL LIBESKIND/ “Communicate” Barbican. Due mostre che mi hanno emozionato. Architettura da danzare e musica da vedere.

Mercoledi' I Dicembre 2004: Wire

ON THE BOX: 1979 (Pink Flag/ Wide)

Gli Wire appartengono a una lunga lista di formazioni (Velvet, Can, Stooges...) che raccolgono molta piu’ attenzione oggi di quando incidevano capolavori. “On the box: 1979” e’ un cofanetto (DVD + CD) che documenta una rara apparizione televisiva del quartetto inglese. Siamo nel Febbraio 1979, appena dopo l’uscita di “Chairs missing” e prima di “154”. La televisione tedesca registra un set di 19 brani, e 20 minuti di intervista. Tutto riportato in questo box set. Il suono tagliente degli Wire e’ riproposto in tutta la sua nervosa, cruda, disperata bellezza. Meno cupi dei Joy Division, profondamente inglesi quanto i primi XTC, gli Wire snocciolano le loro brevi, confrontazionali composizioni, con un attitudine incompromissoria e a tratti indisponente (l’interazione col pubblico e’ inesistente). Un piccolo gioiello.

Mercoledi' I Dicembre 2004: Bark Psychosis

CODENAME: DUSTSUCKER (Fire/ Wide)

Si prendono tutto il tempo necessario per incidere i loro dischi, i Bark Psychosis. Il loro secondo album esce sedici anni dopo il primo singolo e dieci dopo l’LP d’esordio, “Hex”. Ma sono bastati pochi EP (su tutti “Nothing feels”, uscito nell’ormai lontano 1990), oltre a quel memorabile primo album (per il quale fu coniata la definizione “post rock”), a costruire un piccolo culto attorno alla formazione di East London. Per questo “Codename: dustsucker”, Graham Sutton ha riunito una dozzina di amici musicisti, tra i quali Lee Harris (ex batterista dei Talk Talk). Il suono non e’ molto cambiato. Si torna all’epoca degli shoegazers ascoltando Bark Psychosis. Ma ci si accorge anche che della calligrafia di Sutton, della sua capacita’ di scrivere musica eterea e sognante, sentivamo la mancanza. Molto emozionante la traccia d’apertura, che ricorda da vicino i coetanei My Bloody Valentine.