Osservazioni e ascolti

lunedì 5 dicembre 2016

Ha vinto la Costituzione



Sono molto felice, ovviamente.

Ha vinto la nostra bellissima Costituzione.

E ha vinto l'unico popolo del quale mi sento parte, noi Italiani che abbiamo ancora una volta dimostrato la nostra maturita' politica di Cittadini, ben superiore a quella dimostrata nel 2016 dai Sudditi Britannici e dai Consumatori Americani.

Abbiamo vinto collettivamente. Nessuno ora si arroghi un'esclusiva vittoria. Si proceda solo rapidamente a smantellare l'eredita' del Renzismo-Berlusconismo. A riscrivere uno Statuto dei Lavoratori che protegga posti e salari, basato su diritti e su un principio di equita'.

Si attui quello che prevede la Costituzione in materia di progressivita' fiscale, che permetta finalmente una ridistribuzione da chi ha troppo a chi non ha abbastanza e che garantisca una casa e un lavoro, sanita' e istruzione di eccellente qualita' a tutti.

La Costituzione non va riformata. Va applicata.

Quella di ieri e' una grande e bellissima vittoria collettiva di tutto un popolo che ha dimostrato maturita', affetto per il proprio patto costituente, e che rende fieri di appartenervi.

domenica 27 novembre 2016

Prospettive MuNOcali del 27 novembre 2016


Questa notte abbiamo ascoltato musiche tratte da:

JACKSON BROWNE
The pretender

BOB WEIR
Blue mountain

NICK CAVE & WARREN ELLIS
Hell or high water

NICK CAVE & THE BAD SEEDS
Skeleton tree

PAL MODDI KNUTSEN
Unsongs

JOHN ABERCROMBIE
Timeless.

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus.

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venerdì 25 novembre 2016

Perche' no



Dev'essere qualcosa che si nota piu' guardandovi da fuori, perche' mi sembra che pochi commentatori in Italia se ne rendano conto.

Ma non e' normale che si sprechino anni per riformare l'apparato istituzionale e la legge elettorale quando la situazione economica e occupazionale (aggravata dall'assenza di leggi anti-corruzione, anti-evasione, anti-trust, di una legge per la protezione del suolo, dalla messa in sicurezza degli edifici nelle aree sismiche e da altre misure urgenti che in questo momento certamente dimentico) richiederebbe un'indivisa attenzione da parte del governo del Paese.

In particolare, anziche' continuare a fare il burattino alla televisione a qualunque ora del giorno e della sera, ci si aspetterebbe che un Presidente del Consiglio preparasse e rendesse nota un'agenda per affrontare questi problemi.

E poi in linea di principio un Presidente del Consiglio, specie se non eletto, dovrebbe unire il Paese, non scatenare una battaglia che lo divida in fazioni generando un'animosita' della quale proprio non si sentiva la mancanza.

Insomma, da fuori si vede un Paese piu' bloccato e diviso di quanto sia mai stato.

E' un Paese impantanato in sterilissime riforme che complicheranno l'iter legislativo e lo rallenteranno ulteriormente, dato che il Senato (anche quello composto da nominati, non da eletti) potra' riunirsi solo saltuarialemente, come una specie di dopolavoro di sindaci e consiglieri regionali.

Che con la riforma del titolo quinto arrogheranno allo Stato centrale competenze che ha senso restino alle Regioni (per esempio l'autorizzazione a inceneritori e impianti di stoccaggio di rifiuti): impedendo cosi' ai cittadini di essere custodi del proprio territorio.

Io mi auguro, di cuore per un Paese che sento ancora cosi' mio, che queste riforme molto distanti dal volere dei nostri Padri Costituenti (i quali disegnarono una raffinatissima architettura di pesi e contrappesi che garantisse lo svolgimento del dibattito democratico senza ulteriori rischi autoritari) vengano bocciate per queste, queste e queste ragioni.

Ho convintamente votato No e addirittura, approfittando del fatto che il Consolato e' proprio nella mia Clerkenwell, ho fatto una piccola diversione dai miei percorsi abituali e ho consegnato il mio plico a mano per assicurarmi di non essere vittima di disguidi postali.

Ora tocca a voi.

giovedì 24 novembre 2016

Domenica 27 novembre a Prospettive MuNOcali


Domenica notte riascolteremo insieme un classico che non puo' mancare sui vostri scaffali, l'esordio come band leader del chitarrista newyorkese John Abercrombie.

Dopo le sue collaborazioni con Gato Barbieri e Gil Evans, nel 1975 Abercrombie incide quello che resta uno dei suoi lavori piu' riusciti, Timeless.

Ad accompagnarlo troviamo Jack Dejohnette alla batteria e, all'organo e al piano, il tastierista della Mahavishnu Orchestra Jan Hammer.

Esploreremo insieme un paio di tracce elettriche e poi un estratto acustico e notturno, particolarmente adatto all'ultima parte del programma.


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domenica 13 novembre 2016

"We are all just prisoners here, of our own device"



E cosi' ieri me ne stavo a ripararmi dalla pioggia sotto alla pensilina della fermata di Pentonville Road, aspettando il 205 che mi portasse verso Marylebone.

Il 205 non ne voleva sapere di passare e io stavo li', guardandomi attorno. Accanto a me passavano le persone veloci, ognuna diretta chissa' dove: a incontrare amici, a fare la spesa del sabato, a casa.

Guardavo il marciapiede, le belle foglie colorate dell'autunno i cui colori erano resi ancora piu' vivi dai riflessi della pioggia e, per contrasto, dal grigio uniforme del cielo specchiato nelle pozzanghere.

L'attesa in genere non mi disturba, almeno se non sono in ritardo per qualche appuntamento. Il mio sguardo vaga, la mia mente lo segue e l'asseconda.

Mentre ero immerso in quel bel frammento di autunno in citta', e' venuto a sedersi vicino a me un ragazzo di colore sui 16 - 17 anni, in divisa da ragazzo di colore di 16 - 17 anni (cappellino da baseball, trainers nuove di pacca che io non potrei mai permettermi, ecc.).

La sua cuffia sparava hip-hop a un volume che, almeno a giudicare da quello che si sentiva da fuori, doveva essere prossimo alla soglia del dolore.

Appena seduto, ha tirato fuori dalla tasca destra del suo giubbotto griffato un Iphone ultimo modello che manovrava con una mano sola, usando il pollice per scorrere lo schermo.

Mentre svolgeva questa operazione sembrava terribilmente annoiato.

Un momento dopo, senza staccare gli occhi dall'Iphone ultimo modello, ha messo nervosamente la mano nella tasca sinistra, del tutto incurante della gomitata che mi ha assestato facendo questo.

La mano e' uscita dalla tasca sinistra stringendo un altro Iphone ultimo modello, differente dal primo per il colore (questo era dorato).

Lo sguardo del ragazzo ha iniziato a muoversi dall'Iphone di destra a quello di sinistra in modo frenetico, frenetico come il movimento dei suoi due pollici, che scorrevano e si fermavano sui due Iphone in sincronia con lo sguardo. A destra aveva Facebook, a sinistra Instagram.

Dopo un paio di minuti e' arrivato il 205. Sono salito e mentre ripartiva ho rivolto un ultimo sguardo, pieno di sincera compassione, al ragazzo intubato nel suo mondo. Mi e' sembrato ancora piu' annoiato.

Un vero peccato, si leggeva nella sua espressione, non avere un terzo arto superiore e un terzo Iphone.

venerdì 11 novembre 2016

Ancora Francesco



Viviamo giorni davvero bui. A darci speranza giungono ancora una volta le parole di papa Francesco, sulle quali riflettere alla fine di questa difficile settimana:

"Dobbiamo abbattere i muri che dividono: tentare di accrescere il benessere e renderlo più diffuso, ma per raggiungere questo risultato dobbiamo abbattere quei muri e costruire ponti che consentono di far diminuire le diseguaglianze e accrescono la libertà e i diritti.

Maggiori diritti e maggiore libertà.

Le diseguaglianze sono il male maggiore che esiste nel mondo. È il danaro che le crea ed è contro quei provvedimenti che tendono a livellare il benessere e favorire quindi l'eguaglianza.

Sono i comunisti che la pensano come i cristiani
. Cristo ha parlato di una società dove i poveri, i deboli, gli esclusi, siano loro a decidere. Non i demagoghi, non i barabba, ma il popolo, i poveri, che abbiano fede nel Dio trascendente oppure no, sono loro che dobbiamo aiutare per ottenere l'eguaglianza e la libertà".

giovedì 3 novembre 2016

Elettori



Credo sia evidente a tutti, anche a chi legge distrattamente le notizie sui quotidiani online, quanto e' scadente il livello di questa campagna elettorale americana, piu' simile a una lotta nel fango tra due candidati impresentabili che a un dibattito su temi importanti per la vita delle persone (il welfare, la politica estera, le misure per la protezione dell'ambiente naturale, le politiche di accoglienza).

Come si e' arrivati a questo livello infimo?

Io credo che parte della responsabilita' sia da attribuire a quella che fu una fondamentale conquista, il suffragio universale.

E' stato dimostrato ormai molte volte, troppe, che a decidere per tutti siano nella maggior parte dei casi quelli che si definiscono gli "indecisi". La cui indecisione non dipende spesso da un fine rovello intellettuale o da una rielaborazione profonda della lettura di programmi e documenti ufficiali, saggi e editoriali.

Gli indecisi sono infatti, in genere, persone intellettualmente fragili, manipolabili, che decidono all'ultimo momento in base a una frase a effetto o a un video virale ripetuti allo sfinimento su Facebook.

Dato che i tempi cambiano, come dimostrano campagne elettorali costosissime costruite a tavolino per condizionare questa componente manipolabile del corpo elettorale (campagne che sfruttano media pervasivi e subdoli che fino a pochi anni fa non esistevano), non sarebbe nell'interesse di tutti che si qualificasse un pochino meglio il voto?

Che si istituisse, cioe', la patente dell'elettore.

Dopotutto, pur se tutti possono guidare un autoveicolo al compimento del diciottesimo anno, prima e' necessario che venga superato un semplice esame, dimostrando di conoscere almeno i fondamentali del codice della strada.

Cosa succederebbe se cosi' non fosse? Quanto ancora piu' pericolose di adesso sarebbero le nostre strade?

E chi di noi salirebbe su un aereo o anche semplicemente su un autobus sapendo che il conducente non ha superato un test che ne conferma le capacita'?

Non si dovrebbe trattare di test difficili. 10 - 15 domande chiuse che confermano la conoscenza della Costituzione e dell'impianto istituzionale dello Stato, niente di trascendentale.

I candidati saprebbero a quel punto di dover conquistare la fiducia di un corpo elettorale qualificato, consapevole. Dovrebbero adattare di conseguenza il loro linguaggio e i temi della loro campagna.

La qualita' del dibattito politico migliorerebbe, e molto.

Sarebbero candidati completamente diversi da questi, capaci credo di offrire risposte concrete, circostanziate, articolate. Non frasi a effetto che lasciano il tempo che trovano. L'immagine passerebbe in secondo piano, sostituita dal valore della proposta.

Finisco con un invito: informiamoci tutti di piu'.

Non cediamo, in occasione del referendum del 4 dicembre, alla tentazione di considerarlo un duello pro- o contro-Renzi. Di Renzi penso tutto il male possibile, lo sapete. Ma questo nulla, proprio nulla, ha a che vedere con la mia scelta di votare contro le riforme costituzionali.

E guardate, il fatto che il mio No venisse "annullato" da un Si' consapevole e "pensato" quanto il mio No, non mi darebbe fastidio. Ma provo un'enorme irritazione sapendo che potrebbe venire "annullato" da un Si' superficiale e non informato.

E concludo davvero suggerendo a tutti di leggere questo bellissimo intervento del sempre ottimo Paolo Hutter, la cui chiarezza sintetizza meglio di come potrei fare io il mio pensiero in materia.

lunedì 31 ottobre 2016

Concentrazione



"Creative work needs solitude.

It needs concentration, without interruptions. It needs the whole sky to fly in, and no eye watching until it comes to that certainty which it aspires to, but does not necessarily have at once.

Privacy, then. A place apart — to pace, to chew pencils, to scribble and erase and scribble again.

But just as often, if not more often, the interruption comes not from another but from the self itself, or some other self within the self, that whistles and pounds upon the door panels and tosses itself, splashing, into the pond of meditation. 

And what does it have to say? That you must phone the dentist, that you are out of mustard, that your uncle Stanley’s birthday is two weeks hence. You react, of course. Then you return to your work, only to find that the imps of idea have fled back into the mist".

Upstream.


Questo tipo di interruzioni, quelle che provochiamo a noi stessi, e' in genere assai piu' frequente nell'ambiente domestico. Siamo sul divano che leggiamo una cosa e quasi sempre ci viene in mente che dobbiamo ancora fare la lavatrice, andare a fare la spesa, controllare l'estratto conto della banca, pagare la rata delle spese di condominio, stendere il bucato...

E la concentrazione e' perduta.

Per cui ho preso l'abitudine di mettere Moleskine, libri e giornali nel mio fedele zainetto e il sabato mattina cercare fuori casa il mio "place apart", dove immergermi nella lettura o scrivere un po' lasciando fluire i miei pensieri. Un posto magari non del tutto silenzioso, non privo di distrazioni (l'improvviso ingresso nel campo visivo di una persona che sembra interessante, l'ascolto di alcune frasi di una conversazione che si svolge al tavolo vicino...), ma sufficientemente "apart" da rendere impossibili i doveri domestici.

A Shoreditch (che da Clerkenwell raggiungo a piedi in meno di un quarto d'ora) ci sono molti caffe' carini. Ne aprono uno nuovo ogni settimana, basta guardarsi un po' attorno.

Molto consigliati sono anche i caffe' lungo Regent's Canal, soprattutto d'estate (il Towpath Cafe' e' quello che preferisco, ma mi piacciono un po' tutti).

Un'altra meta ricorrente e' London Fields (i caffe' sotto gli archi della ferrovia) o se ho voglia di camminare un po' piu' del solito quello davanti al lago a Victoria Park.

Se invece ho voglia di andare verso il centro ci sono le mie amate Nordic Bakeries, a Soho (qualche volta un po' troppo affollata) o a Marylebone (sempre tranquilla).

E d'estate, naturalmente Hampstead Heath.

"Scribble and erase and scribble again" fino a quando trovo concentrazione e pace, e quello e' sempre un momento bellissimo e un po' magico.

giovedì 27 ottobre 2016

Faro



"It is comforting to know there are lighthouse keepers on rocky islands along the coast. Sometimes, when I have been for a walk after dark and see my house lighted up, looking so alive, I feel that my presence here is worth all the Hell".

Journal of a solitude.


Magari e' un sogno che realizzero', un giorno.

Al tramonto, in ogni stagione e con ogni condizione metereologica, usciro' a passeggiare lungo la costa della mia piccola isola. Mi siedero' su uno scoglio a guardare la vastita' del mare, sentendo gli spruzzi delle onde e il suono irregolare del vento che interrompera' il silenzio tutt'attorno.

Da distanza guardero' le luci della costa, ricordando (con nostalgia? Con sollievo?) i tanti anni trascorsi anch'io immerso in quel rumore costante e nell'aria respirata molte volte.

Di chi sentiro' la mancanza? Di cosa sentiro' la mancanza?

lunedì 24 ottobre 2016

Nuovismo



Eppure continuo a credere che questo nuovo nuovismo che ci circonda sia gia' vecchissimo.

Che ogni persona schiava del suo egofonino, ogni persona che non legge piu' un bel libro, che non cammina piu' guardandosi attorno o parlando con uno sconosciuto in carne ed ossa, che non ozia piu', che non sogna piu' usando la propria immaginazione invece di uno schermo, sia lo specchio di un'epoca che e' destinata dopo questa per me inspiegabile euforia a tramontare molto rapidamente.

E lo scrivo non rifiutando questo tempo presente e i suoi strumenti tecnologici, che infatti uso anch'io, ma tenendo ben presente la necessita' di gestirlo, questo presente, con un solido senso del limite.

Il fatto di poter portare con me una grande quantita' di musica tra la quale scegliere quella piu' adatta al momento, una macchina fotografica di qualita' piu' che discreta con la quale riprendere il mondo, uno strumento per condividere pensieri in modo immediato con la Gio' quando non siamo insieme e' bellissimo, ovvio.

Ma e' altrettanto bello l'egofonino lasciarlo a casa ogni volta che mi va, rendermi irreperibile quando passeggio lungo Regent's Canal in compagnia dei miei pensieri o quando mi rifugio a leggere e a scrivere tra altri lettori e scrittori alla Nordic Bakery di Marylebone, segnarmi gli appuntamenti e i compleanni sulla mia agendina di carta (sapendo che mi ricordero' solo quelli importanti e gli altri mi prendero' la liberta' di dimenticarli), informarmi con un'edizione del telegiornale al giorno e approfondendo poi le notizie comprando riviste e quotidiani, chiedere indicazioni quando sono disorientato.

Mi piacciono tavoli e sedie di legno, tessuti che e' bello toccare e nei quali e' bello avvolgersi, fiori e piante, l'acqua fresca e trasparente che esce dal rubinetto e che e' di tutti, camminare fino a sentire una dolce stanchezza che mi fa riposare bene la notte, vedere un bel film al BFI tra altri cinefili curiosi e concentrati, visitare gallerie d'arte facendo domande ai galleristi, sfogliare libri in libreria, guardare vecchie fotografie, mettere un disco e sentirlo senza interruzione, concentrato e prendendo qualche appunto per quando lo trasmettero' e ne parlero' alla radio.

Mi spiace, davvero, per i nuovisti con gli sguardi bassi concentrati su tutte quelle protesi egofoniche e il loro ingombrante bagaglio di caricabatterie, eppure mi appaiono gia' decrepiti. E invece tante cose che ho sempre fatto mi sembrano sempre fresche e interessanti: ogni volta capaci di rinnovare un ricordo, un progetto, un'emozione che mi fa stare bene.

domenica 23 ottobre 2016

Prospettive Musicali del 23 ottobre 2016


Le musiche di stanotte le ho tratte da:

ARTHUR VEROCAI
Arthur Verocai

PEARL JAM
No code

TRYGVE SEIM
Rumi songs

TIGRAN HAMASYAN/ ARVE HENRIKSEN/ EIVIND AARSET/ JAN BANG
Atmospheres

GIOVANNI GUIDI/ GIANLUCA PETRELLA/ LOUIS SCLAVIS/ GERALD CLEAVER
Ida Lupino.


Le letture erano tratte da:

LEONARDO CAFFO
La vita di ogni giorno.



Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul web.

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giovedì 20 ottobre 2016

Domenica a Prospettive Musicali


Protagonista di Prospettive Musicali sara' questa domenica il poeta, mistico e teologo sunnita Jelaluddin Rumi.

I suoi versi sono stati recentemente messi in musica dal compositore e saxofonista norvegese Trygve Seim, molto noto ai nostri ascoltatori - l'abbiamo infatti ascoltato anche recentemente come componente delle formazioni di Mats Eilertsen e Sinikka Langeland.

Ascolteremo, tradurremo, leggeremo e rifletteremo insieme sulle sue parole.


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domenica 16 ottobre 2016

Prospettive Musicali del 16 ottobre 2016


SIMPLE MINDS
New gold dream

WILLIAM TYLER
Modern country

DOMINIQUE PIFARELY QUARTET
Trace' provisoire

PETER ERSKINE TRIO/ JOHN TAYLOR/ PALLE DANIELSSON
You never know

PETER ERSKINE TRIO/ JOHN TAYLOR/ PALLE DANIELSSON
As it is

Miniatures.

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venerdì 14 ottobre 2016

Letteratura



Del Nobel a Dylan e' stato scritto gia' tutto.

Aggiungo solo, perche' non mi pare di averlo letto da nessuna parte, che credo la scelta degli accademici scandinavi, al di la' del nome prescelto, vada letta come una conferma che le migliori canzoni (folk, pop, rock) sono una forma di letteratura esattamente come i migliori romanzi, la migliore poesia e, aggiungo, il miglior cinema.

Quello che importa e' il messaggio, che viene prima della forma che si e' scelto di usare per comunicarlo. Quel messaggio ha aiutato a comprendere un po' meglio il mistero della vita e dei sentimenti?

Per cui credo che in futuro si debba considerare seriamente tra i potenziali premi Nobel per la letteratura Werner Herzog, Patti Smith, Jean-Luc Godard, Neil Young, Nanni Moretti, Leonard Cohen e come loro tutti quelli che hanno coniugato la parola con musica e immagini regalandole una dimensione ulteriore che ha saputo amplificarne il potere emozionale e, a volte, cambiare la vita delle persone.

giovedì 13 ottobre 2016

Domenica a Prospettive Musicali

Glauco Venier mi capito' di ascoltarlo alcuni anni fa qui al Barbican accompagnare la cantante britannica Norma Winstone.

Il nuovo lavoro del pianista friulano, allievo di Franco D'Andrea, si inserisce nel solco dei lavori pianistici di Misha Alperin. A prevalere, in queste quindici miniature sospese tra musica da camera e minimalismo, e' la natura contemplativa di queste note che galleggiano, come piccole barche a vela, in oceani di silenzio.

Lo riservero' per il finale del programma, per darvi la buona notte nel modo piu' raccolto possibile mentre ci avvicineremo alla mezzanotte.


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mercoledì 12 ottobre 2016

Referendum



Questa cosa di votare per il referendum costituzionale, io l'ho capita cosi'.

Negli anni, si e' sviluppata una forte insofferenza nei confronti dell'idea di democrazia, o meglio del principio che sta proprio alla base del concetto e che e' sancito nella nostra Carta Costituzionale. Che cioe l'esercizio del potere in un sistema democratico tutela, attraverso un sistema di pesi e contrappesi, le minoranze che le elezioni le hanno perdute.

Il sistema democratico implica per sua natura che chi vince una tornata elettorale non puo' fare tutto cio' che vuole. E' un concetto sacrosanto, mi pare. Non lo e' pero', e diventa disfunzionale, nel caso in cui chi e' stato eletto per governare voglia stravolgere radicalmente il quadro legislativo.

Se per esempio si vogliono cancellare con un colpo di spugna diritti e liberta', questo sistema di pesi e contrappesi rende l'operazione non impossibile (si veda la cancellazione dello Statuto dei Lavoratori, che e' comunque avvenuta nonostante le garanzie della nostra Costituzione), ma un po' difficile si'.

Quindi, si e' deciso che questo sistema di equilibri democratici deve essere smantellato.

Ora, la maggior parte delle persone non e' che proprio si appassioni al tema. Diciamo che si concentrano su altri problemi: salute, lavoro, questioni sentimentali, problemi economici. Le riforme costituzionali nella lista non sono proprio ai primi posti.

Di conseguenza, a votare non ci andrebbe nessuno, tranne i malati di questioni politiche e sociali come siamo noi che passiamo le nostre serate a informarci e a approfondire. Noi che, ca va sans dire, voteremmo in massa No bocciando questa riforma reazionaria e autoritaria.

Allora cosa fanno? Devono convincere i cosiddetti indecisi a recarsi alle urne.

Gli indecisi sono persone che hanno scelto di vivere senza pensare. E' una scelta come un'altra, chi siamo noi per giudicare? Come c'e' chi detesta usare le gambe e prende la macchina anche per fare 100 metri, c'e' chi detesta usare la testa, considerando l'attivita' di riflettere troppo faticosa e troppo poco gratificante.

Il problema diventa collettivo nel momento in cui gli indecisi si fanno convincere, e a votare ci vanno. Perche' gli indecisi non cercano l'informazione come facciamo noi, la subiscono. Gli indecisi si informano con la televisione che tengono in sottofondo tutto il giorno.

Quindi l'unica soluzione secondo me, se ve ne e' una, e' convincere gli indecisi a non andare a votare, per la stessa ragione per la quale io che non mi interesso di calcio non vado allo stadio ne' mi verrebbe mai in mente di partecipare a una discussione su chi dovrebbe giocare in Nazionale e chi no.

Indecisi, state a casa. Non dovete decidere per forza. La vostra indecisione va benissimo, purche' il 4 dicembre stiate a almeno 200 metri dal seggio piu' vicino a casa vostra.

Questo in attesa che finalmente si capisca che il voto ha delle conseguenze enormi, e che e' un diritto che va acquisito superando un semplice test sulla Carta Costituzionale a risposte chiuse che certifichi una conoscenza di base della scelta che ci si accinge a compiere.

lunedì 10 ottobre 2016

Francesco



Leggo le cronache dei dibattiti elettorali e referendari, negli Stati Uniti e in Italia, e dapprima resto basito. Poi mi rendo conto che e' quello il linguaggio al quale le persone rispondono nell'era del rimbambimento indotto e del conformismo ostentato, l'era di Facebook.

Anzi, credo che la societa' di questi anni la spieghino di piu' i video di quei dibattiti di tanti articoli e trattati sociologici.

Forse non serve nemmeno ascoltarli. Mettete il volume a zero (tanto non vi perdete nulla). E' sufficiente guardarli i rappresentanti eletti dal popolo, guardare le loro espressioni, e si capiscono, del popolo che li ha votati, tante cose. Nessuna delle quali positiva.

Mi vengono in mente, per contrasto, le parole forti e ispirate di papa Francesco. I suoi richiami all'accoglienza, alla giustizia sociale, alla pace, all'ecologia.

Affidiamoci, noi comunisti, pacifisti e ecologisti, alle parole di Francesco. Mettiamole in pratica. Il suo pensiero ci aiuta a navigare questo oscuro presente, e ci mostra ogni giorno una strada di uguaglianza, profondita', equilibrio, speranza.


Ieri questo blog ha compiuto 12 anni. Prospettive Musicali, il programma che co-conduco a Radio Popolare, venerdi' ne compie 15. Who knows where the time goes...

mercoledì 5 ottobre 2016

Cartellino



Il mio posto "fisico" di lavoro e' dove appoggio il mio computer e il mio telefono. Questo mi consente di lavorare indifferentemente dall'ufficio di Londra, da quello di Milano, dal mio soggiorno, ecc.

Il mio direttore sta a Chicago, i miei collaboratori piu' stretti a New York e a Varsavia. Qui in Inghilterra ho solo una collaboratrice che abita fuori Londra (uno dei suoi vicini di casa e' Nick Cave!) e che vedo una volta al mese quando va bene, anche se ci parliamo tutti i giorni.

Il mio orario di lavoro lo decido in genere organizzandolo attorno a una serie di riunioni che avvengono spesso anche a orari un po' assurdi (stanotte sono stato su Skype col mio direttore a scrivere un rapporto di ricerca fino alle 23, per dire), o a impegni personali (tipo quando devo volare a Milano, quando c'e' qui a Londra la Gio', ecc.).

Lavoro tanto e in genere ricevo giudizi positivi. Ma con i miei ritmi, prendendomi delle pause e piccole liberta' che so per esperienza che mi serviranno a rendere al meglio quando devo concentrarmi.

Per questo, quando leggo sui giornali italiani, com'e' successo ancora in questi giorni, la gogna alla quale sono sottoposti i cosiddetti "furbetti" che durante l'orario di lavoro si assentano dall'ufficio mi viene la pelle d'oca.

Ma davvero nel ventunesimo secolo si ritiene ancora accettabile che i lavoratori timbrino il cartellino, che debbano essere incatenati in ufficio con obbligo di presenza, che non siano liberi di decidere il proprio orario - naturalmente garantendo un buon rendimento?

Davvero si pretende che un lavoratore non sia libero di uscire per andare a pagare una fattura, in banca, a bere una tazza di caffe', a comprare un libro, a fare una breve passeggiata, dal dottore? Che sia incatenato alla scrivania da un'ora sempre la stessa a un'altra sempre la stessa, tutti i giorni, fino a quando, ormai svuotato di vita e di umanita', a 70 anni andra' in pensione?

E li considerate davvero "furbetti" quelli che cercano di assecondare il residuo di impulso vitale rimasto in loro? Non sono, le loro, strategie minime di sopravvivenza?


Domani mattina alle 8.35 saro' ospite di Radio Popolare per parlare di Brexit.

lunedì 3 ottobre 2016

Sostituzione



Stamattina sono passato all'ufficio postale di Old Street perche' dovevo spedire la dichiarazione dei redditi di quest'anno e mi serviva una prova di spedizione.

Stavo facendo la coda, quando e' arrivato un impiegato, mi ha chiesto cosa dovevo fare e mi ha mandato a uno sportello laterale, dove prima di me c'era solo una coppia che doveva spedire un pacco.

Arrivato il mio turno, l'impiegato allo sportello mi ha invitato a usare il servizio automatico di spedizione. Che, lo dico cosi', non e' proprio facile da usare: i passaggi non sono pochi, le domande non immediate, devi scegliere quello giusto tra adesivi tutti piu' o meno uguali da appiccicare alla busta, farne una scansione, ecc.

Trattandosi di una busta piuttosto importante mi sentirei piu' tranquillo se la procedura l'avesse fatta un impiegato. Che invece e' rimasto a guardare.

Il punto e': si sara' reso conto, l'impiegato allo sportello che mi ha chiesto di usare la macchinetta automatica che cosi' facendo ha spalato un'altra badilata di terra della tomba che sta scavando un po' ogni giorno al suo posto di lavoro?

E la solerte signorina che al Waitrose di St. John Street passa la sua giornata a invitare le persone a spostarsi dalla coda con le cassiere a quella delle casse automatiche, lo sa che quando avra' convinto un numero significativo di clienti lei e le sue colleghe cassiere riceveranno come ringraziamento per il lavoro svolto una lettera di licenziamento?

E i dirigenti dell'impiegato e della signorina, lo sanno che subito dopo tocchera' a loro? E gli imprenditori, si stanno domandando quando avranno sostituito i lavoratori con le macchine chi avra' il potere d'acquisto per comprare le merci prodotte?

domenica 2 ottobre 2016

Due frasi



Quando ho appuntamento da un medico, mi piace arrivare molto prima.

Mi siedo nella sala d'aspetto e faccio esercizi mentali di rilassamento.

Questo non e' pero' possibile quando vado dal mio dentista, che nella sala d'aspetto ha un'enorme televisione perennemente sintonizzata su BBC World. Di solito mi ci siedo proprio davanti e seguo le notizie, cercando di distrarmi in quel modo.

Una mattina di direi 5 o 6 anni fa sono arrivato come sempre con i miei bei 20 minuti d'anticipo e mi sono seduto al solito posto, in attesa che il dentista uscisse dallo studio e mi chiamasse. Purtroppo, proprio quella mattina BBC World aveva deciso di trasmettere un servizio su un incidente accaduto a un appassionato di parapendio che si era schiantato contro una montagna.

I particolari erano parecchio raccapriccianti e sanguinolenti, del tutto inadatti per ottenere quel rilassamento che mi avrebbe permesso di vincere la tensione pre-dentista.

Cosi' mi sono spostato sulla poltrona piu' lontana dalla televisione e ho preso dal tavolino di fianco a me una rivista, una a caso pur di distrarmi dalle immagini crude che avevo appena visto.

Si trattava della rivista Psychologies (che mi pare di avere visto anche in versione italiana non so se con il titolo originale in inglese o tradotto). Sfogliandola, mi sono imbattuto in un articolo sul potere terapeutico di tenere un diario.

L'articolo diceva: non e' importante quanto scrivete, ma scrivete ogni giorno. Basta una frase. L'idea, piuttosto ovviamente, era quella che "una parola tira l'altra". Una frase sarebbe stata solo l'inizio. Poi ne sarebbero seguite altre, in modo naturale.

Tornato a casa dopo la visita, io che ho sempre tenuto un diario in modo pero' saltuario, occasionale, iniziai a seguire quel consiglio. Lo cambiai solo leggermente sostituendo a "Basta una frase" "Bastano due frasi", dato che scrivere mi risulta molto naturale, mentre invece innaturale e' per me la sintesi estrema.

Vale un po' la stessa cosa con i libri, se ci pensate. Un libro abbandonato per 4 o 5 giorni non vi viene piu' tanta voglia di riprenderlo. Mentre leggendo ogni giorno con continuita', anche poche pagine, si riescono a affrontare volumi anche piuttosto complessi.

Mi resi subito conto che l'idea di scrivere ogni giorno aiuta tantissimo a sviluppare un bel dialogo, onesto e sincero, con noi stessi: con i nostri sentimenti, le nostre preoccupazioni, le nostre paure. Da allora infatti scrivo tutti i giorni senza eccezioni.

Anzi, con un'unica eccezione che e' quando sono con la Gio' (qui, a Milano, durante i nostri viaggi) dato che quando questo accade sostituisco la scrittura con il dialogo tra di noi (dialogo che spesso e' ancora piu' profondo, e rivela piu' cose, di quello che ho con me stesso - e credo che questo succeda proprio grazie alla "scrittura ininterrotta" della quale parla questo post, che facilita come conseguenza molto naturale il dialogo con chi amiamo).

Stamattina pensavo che forse avrebbe senso fare la stessa cosa anche se si tiene un blog. Se avessi tempo credo ci proverei. Ma "Se avessi tempo credo ci proverei" e' quello che dissi a me stesso anche quando lessi quell'articolo nella sala d'aspetto del dentista...

martedì 27 settembre 2016

Democrazia 2.0



Per quanto ci provi in tutti i modi, non riesco a credere che dietro alla farsa della cosiddetta corsa alla Casa Bianca non vi sia una regia occulta.

I due compari e per l'occasione finti rivali Clinton e Trump sono stati fin troppo ovviamente designati per tenere a distanza di braccio dal potere la gente normale: colletti bianchi, proletariato, piccoli imprenditori, professionisti onesti, freelance, disoccupati.

Una simile sfida fasulla, su scala minore naturalmente, e' avvenuta qualche mese fa a Milano, quando per la poltrona di sindaco l'unica scelta possibile era quella tra due candidati identici in tutto.

Il trucco e' un po' sempre lo stesso. Viene generata una farsa finto-democratica (primarie pilotate, campagna elettorale simil-vera con tanto di dibattiti televisivi, sistemi elettorali maggioritari che impediscono ricambio e rappresentativita' venduti come essenziali per governi stabili) per dare al popolo un'illusione di democrazia.

Anche la regia e' sempre quella, l'elite globale invisibile: banchieri, mercanti di droga e armi, grandi industriali, massoni, amministratori delegati di grandi multinazionali, azionisti con capitali di maggioranza. Elite che governa il pianeta indirettamente, con burattini prestanome: Merkel, Erdogan, Napolitano e il sotto-burattino Renzi, Assad, Juncker, al-Sisi, Hollande, Clinton, avanti il prossimo.

Ogni prestanome sa che, essendosi prestato al gioco in cambio di visibilita' e di un'illusione di potere e appartenenza, puo' solo obbedire. Stanley Kubrick in Eyes wide shut lo ha raccontato come meglio non si sarebbe potuto. Ricordate il mondo parallelo "oltre l'arcobaleno"?

"Da questa parte dell'arcobaleno" la gente si divide, e ci crede davvero. Si scannano sui social network, si insultano sulle pagine dei commenti dei giornali online, fanno il tifo per un prestanome o per l'altro, cercano di convincere gli "indecisi" (a decidere cosa non si sa, dato che e' gia' stato deciso tutto): e' quello di cui la regia occulta ha bisogno per fare apparire la farsa quanto piu'  verosimile.

Ora che i diritti sono stati tutti perduti, direi a occhio e croce che il prossimo obiettivo dell'elite invisibile di cui sopra dovrebbero essere i patrimoni privati della ex-borghesia, i risparmi delle famiglie, i fondi pensione: una serie di fallimenti globali pilotati (sulla falsa riga della prova generale alla quale abbiamo assistito nel 2008) che ridurranno a zero i conti bancari dalla sera alla mattina. E' possibile che la data sia gia' stata decisa.

Nei libri di storia si scrivera' che intanto che questo accadeva il popolo invece di ribellarsi in massa attaccando l'elite faceva docilmente la coda per comprare a caro prezzo il prossimo Iphone con il quale farsi i selfie, fotografare la pastasciutta e cercare i Pokemon.

mercoledì 21 settembre 2016


"Le foto che abbiamo scattato oggi hanno senso soprattutto come serie" ha detto il mio riflessivo amico Fabio, quasi come se parlasse con se stesso, domenica al termine del pomeriggio poco prima di salire sul 25 che ci avrebbe riportati in citta' dopo una lunga passeggiata ai docklands.

Stamattina mi ha mandato la selezione che ha postato su Medium e mi e' piaciuta molto. La condivido pertanto con voi.

E' una Londra ai margini, non solo geograficamente. E come tutte le cose e le persone che questa societa' relega ai margini della propria facciata scintillante e falsa, ha un fascino incredibile: la magia del vero.

sabato 17 settembre 2016

Consigli (reprise)



"The trick, in Proust’s eyes, is to recover the powers of appreciation of a child in adulthood, to strip the veil of habit and therefore to start to look upon daily life with a new and more grateful sensitivity.

This, for Proust, is what one group in the population does all the time: artists. Artists are people who strip habit away and return life to its deserved glory".

How Proust can change your life.


[E poi, certo, il consiglio piu' importante di tutti. Imparare a guardare come se fosse sempre la prima volta che vediamo. Non lasciare invadere la nostra vita dalle abitudini. Vivere con intensita' il tempo presente - prima di dover ricercare il tempo perduto].

venerdì 16 settembre 2016

Consigli



Prendersi lunghi periodi senza connessione e col telefono in modalita' aereoplano.

Leggere libri, giornali e riviste di carta.

Ascoltare Radio 3. Trasmette un bel modo di pensare.

Non possedere la televisione. Sostituirla con gli abbonamenti al BFI, alla Tate, all'ICA, al Barbican (o alle istituzioni culturali della vostra citta'). 

Aggiornarsi sulle notizie al massimo un paio di volte al giorno, come si faceva una volta. Da' tempo di riflettere su quello che succede.

Scrivere molto, sia per se' che lunghe mail che sono di fatto lettere. Mandarle dopo averle rilette con cura.

Fotografare quello che colpisce e fa stare bene, tenendo sempre in ordine l'archivio. E' una forma di meditazione.

Prediligere una dimensione di scambio individuale e profondo con poche persone alle quali si e' legati da molti anni.

Essere sempre gentili con tutti, cedere il posto, parlare con chi non conosciamo specialmente se cogliamo in loro un senso di solitudine.

Ascoltare il silenzio e paesaggi sonori che al silenzio conferiscono ancora piu' fascino e al tempo ancora piu' profondita'.

Preparare piatti con ingredienti naturali e di stagione.

Spostarsi camminando o in bicicletta.

Affermare col nostro comportamento valori di uguaglianza ridistributiva e solidarieta'. Rifiutare il concetto di competizione, vincitori, "campioni".

Non preoccuparsi se si appartiene sempre a minoranze, anzi interpretare questo come una conferma.

Ricercare una semplicita' che ci permetta di cogliere l'essenza profonda della vita.

domenica 4 settembre 2016

Prospettive Musicali del 4 settembre 2016

La musica che abbiamo ascoltato stanotte l'ho tratta da:

BEATLES
Revolver

STEVIE WONDER
Songs in the key of life

PETER GABRIEL
So

BRITTA PHILLIPS
Luck or magic

SINIKKA LANGELAND
The magical forest

MATS EILERTSEN
Rubicon.

Le letture erano tratte da:

FRANZ WILCZEK
Why is the world so beautiful?

MARC WITTMAN
Felt time.

Le traduzioni erano mie.

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus.

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giovedì 1 settembre 2016

Domenica a Prospettive Musicali

Domenica Prospettive Musicali vi porta al Vossajazz Festival.

Ascolteremo infatti insieme alcuni estratti da un lavoro che il festival ha commissionato al contrabbassista norvegese Mats Eilertsen.

Eilertsen non e' certamente un nome nuovo per i nostri ascoltatori, che lo ricorderanno quale collaboratore del violinista Nils Okland e dei post-rocker minimalisti Food.

Questo nuovo lavoro per settetto si muove sul crinale tra jazz d'avanguardia e post-rock, con evidenti riferimenti alla Fire! Orchestra e ai Tortoise.


Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus.





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mercoledì 31 agosto 2016

Isole



"The great metropolitan centres are too big to love.

They constantly force us to admit that we are nothing. The small island is so pleasing because it raises the vision of another kind of world, in which public effort and generosity feel logical and productive".

On small islands.

martedì 30 agosto 2016

Positivita'



"E.B. White said that the role of the writer is to lift people up, not to lower them down, and I believe that’s the role of every journalist and artist and creator of culture.

Strive to be uncynical, to be a hope-giving force, to be a steward of substance. Choose to lift people up, not to lower them down — because it is a choice, always, and because in doing so you lift yourself up".

Annenberg School of Communication.

Tempo



"If one has no time, one has also lost oneself. 

Distracted by the obligations of everyday activities, we are no longer aware of ourselves… Everything is done all at once, faster and faster, yet no personal balance or meaning can be found. This implies the loss of contact with one’s own self. 

We also no longer feel “at home” with ourselves and find it difficult to persist in any given activity because we are available at every moment".

"In order to feel that one’s life is flowing more slowly — and fully — one might seek out new situations over and over to have novel experiences that, because of their emotional value, are retained by memory over the long term. 

Greater variety makes a given period of life expand in retrospect. Life passes more slowly. If one challenges oneself consistently, it pays off, over the years, as the feeling of having lived fully — and, most importantly, of having lived for a long time".

Felt time

lunedì 29 agosto 2016

Prospettive



"You have to view the world in different ways to do it justice, and the different ways can each be very rich, can each be internally consistent, can each have its own language and rules.

But they may be mutually incompatible — and to do full justice to reality, you have to take both of them into account".

Why is the world so beautiful?

domenica 28 agosto 2016

Difesa



Uno dei principali problemi del nostro tempo, l'abbiamo scritto molte volte, e' la mancanza di spazi indivisi di silenzio.

Siamo infatti costantemente bombardati da messaggi e informazioni che rendono il tempo per noi (per analizzare, per riflettere) sempre piu' interrotto.

Da qualche tempo ho adottato strategie di difesa che mi sembrano funzionare abbastanza bene. Ne elenco qualcuna, qualora qualcuno di voi fosse interessato a sperimentarle:


1) Quando eravamo ragazzi, l'informazione arrivava a noi in blocchi anziche' senza soluzione di continuita' come accade ora. Il mattino si sfogliava un giornale, la sera si vedeva un telegiornale, ma per il resto non avevamo modo di sapere cosa stava succedendo, in tempo reale. Lo sapevano i giornalisti che avevano accesso alle agenzie, certo, ma tutti gli altri dovevano aspettare.

Io sto tornando a quel modello, dopo anni nei quali, passando molto tempo online per ragioni di lavoro, consultavo i siti dei giornali ogni 5 minuti.

I siti di informazione li leggo per una mezz'ora al mattino, e poi dedico loro un'oretta la sera. Durante la giornata restano pero' chiusi. Questo mi permette di risparmiare molto tempo, che in genere uso per fare una passeggiata.


2) Sempre quando eravamo ragazzi, i commenti alle notizie erano qualificati. Ogni testata aveva i suoi editorialisti e si trattava di giornalisti di esperienza, in molti casi di firme che erano state in precedenza corrispondenti dall'estero per anni.

Ovviamente, con quelle penne si poteva non essere sempre in accordo, ma li si leggeva con interesse perche' qualcosa da dire l'avevano.

La signora Maria, una cuoca che sapeva preparare sughi fantastici, il signor Gino, un gommista coi controfiocchi, e il signor Gianmario, che lavorava allo studio tecnico del comune, si occupavano a loro volta delle loro specialita' professionali.

Certo, magari con gli amici si sfogavano un po' per le cose che nel mondo non andavano proprio come avrebbero voluto. Discutevano anche animatamente. Ma avevano presente il senso del limite, del buon gusto, dell'educazione.

Oggi la signora Maria, il signor Gino e il signor Ganmario gli amici li vedono molto meno. Perche' infatti passano ore a mandarsi insulti e a litigare nello spazio commenti dei quotidiani, quando non in quella sciagura per l'intera umanita' che sono i social network.

Basta saperlo, pero', e evitare con cura tali spazi.


3) Ancora, quando eravamo ragazzi per comunicare usavamo un apparecchio, collegato a un filo e in genere appoggiato a una cassapanca, che si chiamava telefono (come oggi, curiosamente, chiamiamo un oggetto che con quello non c'entra piu' nulla).

Se volevo parlare con Giulia, con Cecilia, con Umberto, con Luca, componevo i loro numeri girando una rotella che aveva dei buchi, ognuno con un numero diverso. Se erano in casa mi rispondevano, altrimenti lasciavo un messaggio spiegando in 30 secondi la ragione della mia chiamata e quando potevano mi richiamavano.

Ovviamente a ognuno di loro volevo dire una cosa diversa, e con ciascuno usavo un linguaggio fatto di ricordi e esperienze comuni. Con Luca parlavamo di musica. Cecilia la chiamavo per confrontare come aveva tradotto una frase di una versione di latino che non riuscivo a rendere bene in italiano. A Umberto in genere telefonavo per prendere accordi su un giro in bicicletta. Eccetera.

Andava benissimo cosi', non c'era bisogno di cambiare nulla. E infatti e' cambiato tutto.

Adesso si pretende che io abbia qualcosa da dire contemporaneamente a Giulia, Cecilia, Umberto, Luca e un altro mezzo migliaio di "amici" di Facebook. Tutti insieme. E che questa urgentissima cosa/ fotografia/ video (in genere piu' simile a un'eiaculazione precoce che a un pensiero compiutamente formulato o a una foto appena appena decente) interessi tutti loro, indistintamente.

Ecco perche' ho scelto di non usare (o quasi) i social network, se non in incognito e seguendo pochissimi amici cari e personalita' che stimo che usano questi mezzi solo quando hanno davvero qualcosa da condividere.


Magari se vi interessa quello che ho scritto proseguiamo questo post un'altra volta. Mi piacerebbe se, con calma, anche non subito, mi suggeriste altre strategie di difesa di spazi di riflessione che avete adottato.

Buona domenica!  

Cambiamenti



"Our minds are seldom without a range of moods, a kind of emotional weather, that scud over our mental horizons, normally without us having any understanding of where they have come from, when they might lift or even that they exist. 

However, these moods can have a decisive impact on the gestation of our ideas. We might in one mood consider ourselves fortunate, look brightly at the future and feel grateful to those around us. And then, a few hours later, without anything in the outer world having changed, another mood might lead us to a wholesale re-evaluation of almost everything about us. 

Devilishly, part of what it means to be subject to a mood is not to realise that we are in its grip".

Emotional scepticism.

Contemplazione



"The common mortal, that manufacture of Nature which she produces by the thousand every day, is, as we have said, not capable, at least not continuously so, of observation that in every sense is wholly disinterested, as sensuous contemplation, strictly so called, is. 

He can turn his attention to things only so far as they have some relation to his will, however indirect it may be… The man of genius, on the other hand, whose excessive power of knowledge frees it at times from the service of will, dwells on the consideration of life itself, strives to comprehend the Idea of each thing, not its relations to other things; and in doing this he often forgets to consider his own path in life, and therefore for the most part pursues it awkwardly enough. 

While to the ordinary man his faculty of knowledge is a lamp to lighten his path, to the man of genius it is the sun which reveals the world… The man in whom genius lives and works is easily distinguished by his glance, which is both keen and steady, and bears the stamp of perception, of contemplation".

The world as will and representation.